I chiodi che legarono Gesù alla croce sono stati realmente ritrovati?

I chiodi che legarono Gesù alla croce sono stati realmente ritrovati?
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Un nuovo studio pubblicato nella rivista "Archeological Discovery" ha cercato di dimostrare che dei chiodi appartenessero alla tomba del sacerdote Caifa, colui che accusò Gesù di blasfemia e lo consegnò ai romani. I frammenti ossei trovati, però, su di essi hanno dato il via alle speculazioni: e se fossero stati usati per crocifiggere il Cristo?

Questi chiodi di ferro appartengono a Israel Hershkovitz, un antropologo dell'Università di Tel Aviv. Lo studioso li ricevette in una scatola che faceva parte della collezione di Nicu Haas, un collega che morì nel 1986. Il luogo in cui quest'ultimo se li procurò, tuttavia, è sconosciuto.

Il geologo Aryeh Shimron non ha avuto la possibilità di toccare con mano i due chiodi, ma solo dei campioni. Questi sono stati confrontati con i sedimenti degli ossari trovati nella tomba di Caifa, scoperta nel 1990 in un sito archeologico nelle vicinanze di Gerusalemme.

I ricercatori dell'epoca avevano ricondotto il sepolcro al tanto discusso personaggio biblico, perché uno dei 12 ossari trovati semi-intatti era stato inciso con un nome aramaico:"Yehosef Bar Qayafa", cioè "Giuseppe, figlio di Caifa". E' probabile che, anche se non sono stati trovati dei resti riconducibili al sacerdote, nella tomba fossero stati sepolti tutti i suoi familiari, compreso lui.

Shimron, quindi, avendo la certezza che i resti fossero riconducibili a Caifa, ha avviato una ricerca per compararli con i chiodi di Hershkovitz. I risultati sono stati sorprendenti non solo perché la loro firma isotopica era molto simile, ma anche perché hanno rivelato la formazione di microrganismi particolari che solo in certe situazioni possono nascere ed evolversi.

E' probabile, sulla base degli isotopi di carbonio e ossigeno trovati nei campioni di entrambi i reperti, che sia i chiodi sia i resti degli ossari siano rimasti per molto tempo in un ambiente umido. Con questo dettaglio, i ricercatori hanno confrontato le analisi con il luogo e hanno scoperto che, effettivamente, la tomba del sommo sacerdote e della sua famiglia si trovava vicino ad un antico acquedotto che, più volte, potrebbe aver avuto delle perdite lasciando che l'acqua si impregnasse sulle superfici del sepolcro.

Entrambi i reperti, inoltre, hanno sviluppato un tipo particolare di fungo mai visto prima a Gerusalemme. Si è concluso, quindi, che i chiodi appartenessero alla tomba di Caifa. Bisogna chiedersi adesso: quei pezzi di ferro finirono nelle mani o nei piedi di qualche povera persona condannata alla crocifissione? Potrebbe essere.

Le analisi al microscopio elettronico hanno dimostrato che vi sono attaccate tracce di piccolissimi resti ossei, anche se, sfortunatamente, ormai risultano fossilizzate. Tuttavia, questo non prova e non conferma la teoria che i chiodi fossero stati utilizzati per crocifiggere Gesù e che, successivamente, Caifa avesse ordinato di porli dentro la sua tomba per il forte senso di pentimento - come sostenuto nel documentario, "Le viti della croce" (2011), del regista e giornalista Simcha Jacobovici.

E' possibile, anche, che i resti ossei dei vari corpi della tomba si fossero attaccati a tutto ciò che vi si trovasse all'interno, compresi i resti di metallo. Hershkovitz è addirittura scettico sul fatto che i chiodi in suo possesso possano essere stati di proprietà della famiglia di Caifa.

Sfortunatamente, è impensabile che gli studi su reperti risalenti ad un tempo così lontano e in condizioni pessime per via del clima con cui hanno vissuto migliaia di anni diano risposte nette alle domande degli studi - soprattutto quando si spera che la scienza possa provare le nostre speculazioni più fantasiose.

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