Com'era la vita del giullare di corte nel Medioevo

Com'era la vita del giullare di corte nel Medioevo
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Chi era il giullare di corte, che considerazione avevano di lui i nobili e poteva davvero deridere il sovrano senza rischiare la vita? Per noi potrebbe non essere così comprensibile ma ai tempi la posizione del giullare di corte era molto ambita e invidiata.

Sui giullari di corte si trovano informazioni fin dagli antichi Egizi. I ricchi adoravano circondarsi delle loro umoristiche presenze e persino gli imperatori cinesi avevano dei buffoni a corte. Nel Medioevo, che secondo una bizzarra ipotesi "non è mai esistito", il nome del giullare era "pazzo" o "buffone", il termine usato oggi sorge invece intorno al XVI secolo.

L'idea di abbigliamento del giullare di corte che ci è stata tramandata dai media e dalla cultura popolare è in realtà piuttosto fedele all'originale. Ogni buffone indossava abiti diversi ma quasi tutti rispecchiavano le caratteristiche generali come i tessuti molto colorati, stravaganti, con cappucci da monaci o cappelli a punta. Qualche volta indossavano anche la coda d'asino.

Le loro mansioni erano molto varie, i giullari di corte si occupavano di intrattenere la corte e il patrono con battute spiritose, recitazioni di drammi, poesie e storie, cantando o compiendo buffe acrobazie. Quando invece non vi erano in programma banchetti o eventi pubblici, il giullare frequentava il re nel privato per rallegrarlo.

Alcuni erano incaricati anche dei lavori domestici, della gestione delle lettere, dei messaggi e di altre attività simili. Proprio perché il rapporto col sovrano era spesso particolarmente intimo, i monarchi inviavano il buffone a riferire informazioni confidenziali. A volte però toccava anche portare messaggi sul campo di battaglia, quando questo accadeva il giullare si fermava ad intrattenere le truppe.

Non tutti sanno invece che esistevano ben due tipi di giullari di corte, apparsi e documentati principalmente nell'ultima parte del Medioevo (epoca oscura o periodo di rinascita?). V'era il "matto con licenza" e il "matto naturale". Entrambe le categorie erano però maggiormente apprezzate se presentavano deformità, gobbe estreme, malformazioni e visi particolarmente brutti.

Per quanto riguarda i "matti con licenza", non dobbiamo pensare a loro come a dei semplici, bravi comici ma a persone estremamente intelligenti, capaci e astute che eccellevano in vari ambiti. Spesso i giullari studiavano al fine di migliorare o implementare le loro abilità, anche per timore di annoiare il loro sovrano.

I "matti naturali" avevano invece un ruolo più generico, divertivano la corte con comportamenti assurdi e con le loro fattezze deformi. Erano apprezzati principalmente perché a causa delle loro malattie mentali dicevano spesso la verità.

Un celebre esempio di "matto naturale" lo è stato William Sommers che prese il posto del vecchio giullare di re Enrico VIII. Nonostante il suo problema mentale, sebbene non sia chiaro quale fosse, Sommers passò alla storia come un maestro di satira e un uomo estremamente leale nei confronti del suo sovrano.

Enrico decise persino di sollevarlo dalla sua carica per renderlo uno dei suoi consiglieri più fidati. Tuttavia Sommers non era in grado di prendersi cura di sé e pare che il re lo abbia affidato alle cure di William Seyton, il quale aveva il compito di prendersi cura di Sommers dopo la morte del monarca.

Il buon rapporto tra Enrico e William Sommers è testimoniato dalla presenza di quest'ultimo in un ritratto familiare del 1545.

Per quanto riguarda invece la "verità" per cui venivano apprezzati i matti naturali, in realtà non era una loro esclusiva. Anche ai matti con licenza era permesso ma la differenza tra le due categorie di giullari stava nella sensibilità di dire una determinata verità davanti ad un pubblico.

Sì, tutti potevano farlo ma... nessuno era al sicuro. Persino Sommers, così amato dal re, rischiò di essere ucciso qualche volta, soprattutto quando scherzò dicendo che uno dei figli di Enrico fosse un bastardo.

Un altro giullare passato alla storia fu Triboulet, al servizio di re Luigi XII e Francesco I. Sembrerebbe che a causa delle sue battute venisse spesso picchiato dai cortigiani e che uno di questi una volta lo minacciò di morte. Quando Francesco venne a conoscenza dell'accaduto avrebbe detto: "Se lo fa, lo impiccherò un quarto d'ora dopo."

Come abbiamo già detto però, per quanto intimo potesse essere il rapporto tra giullare e re, nessuno poteva considerarsi del tutto immune ai ripensamenti del sovrano e infatti quella volta che Triboulet si burlò della regina venne condannato a morte.

Visto che era stato per Francesco un buon giullare fedele, il re decise di chiedergli in che modo avrebbe voluto morire e allora Triboulet avrebbe risposto: "Buon sire, per amore di San Nitouche e San Pansard, padroni della follia, scelgo di morire di vecchiaia". La sua arguta risposta divertì così tanto il sovrano che questo scelse semplicemente di bandirlo.

Esistevano anche le giullare e pare abbiano goduto degli stessi vantaggi dei buffoni maschi. Erano infatti libere di deridere ed insultare gli uomini di potere, ovviamente sempre entro determinati limiti e con tatto.

Tra le giullare di corte rimaste nella storia abbiamo Mathurine la matta. Servì Enrico III, Enrico IV e persino Luigi XIII. Il suo costume parodistico di una guerriera amazzone, con armatura, scudo e spada di legno, era celebre in tutto il regno.

Secondo il racconto apparso su un'edizione del XIX secolo del Popular Monthly, Mathurine impedì ad un giovane che tentò di assassinare Enrico IV di fuggire. "Fu Mathurine ad arrestare il giovane [...] il 28 dicembre. Era scivolato nell'appartamento senza essere visto, colpì il re con il pugnale ma il re chiamò subito le sue guardie. [...] Mathurine allora balzò alla porta e sbarrando il passaggio impedì la fuga dell'assalitore" scrissero.

Per concludere, per quanto riguarda il compenso in realtà non vi era una formula uguale per tutti. Alcuni erano pagati mensilmente, altri non lo erano ma probabilmente solo ufficialmente, altri ancora ricevevano grosse somme di denaro sporadicamente, ad alcuni vennero intestate persino delle proprietà. Quello che tuttavia è sicuro è che all'interno della corte i giullari beneficiavano quasi sempre dei massimi confort.

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