Combattere le infezioni fungine con le nanotecnologie? Ora si può

Combattere le infezioni fungine con le nanotecnologie? Ora si può
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Hanno all'incirca le stesse dimensioni di una particella di coronavirus e sono 1000 volte più piccole di un capello umano, ma le nuove nanoparticelle sviluppate dagli scienziati dell'Università del South Australia, sono più forti che mai, ottenendo grandi risultati per quanto riguarda il trattamento dei funghi resistenti ai farmaci.

Questa nuova nanobiotecnologia (chiamata "micelle"), creata in collaborazione con la Monash University, ha una notevole capacità di combattere una delle infezioni fungine più invasive e notoriamente resistenti: la Candida albicans.

Queste micelle sono costituite da molecole lipidiche che si dispongono sfericamente in una soluzione acquosa, che attraggono e respingono i liquidi, il che le rende particolarmente adatte alla somministrazione di farmaci.

È stata una scoperta tempestiva, soprattutto in considerazione del significativo aumento di pericolose infezioni fungine, soprattutto negli ospedali dei paesi invasi da pazienti con la COVID-19.

La Candida albicans, un lievito patogeno opportunista, è infatti estremamente pericoloso per le persone con un sistema immunitario compromesso, in particolare quelli in ambiente ospedaliero. Presente su molte superfici, è anche nota per la sua resistenza ai farmaci antimicotici. È inoltre la causa più diffusa di infezioni fungine in tutto il mondo, causando gravi infezioni che possono colpire sangue, cuore, cervello, occhi, ossa ed altre parti del corpo.

Il prof. Clive Prestidge dell'UniSA, ha affermato che le nuove micelle a base di polimeri potrebbero rivoluzionare gli attuali farmaci antifungini: "La gestione ed il trattamento delle infezioni fungine invasive è particolarmente impegnativo perché molti biofilm fungini sono purtroppo resistenti agli attuali farmaci antimicotici. Sono amanti delle superfici e prosperano sui dispositivi impiantati come cateteri, protesi e valvole cardiache, rendendo la presenza di questi dispositivi un importante fattore di rischio per una eventuale infezione."

"La nostra ricerca ha identificato e sviluppato micelle intelligenti che hanno la capacità di abbattere i biofilm, sia singoli che multi-specie, per inibire significativamente la crescita di Candida albicans. Stimiamo che le nuove micelle potrebbero migliorare di 100 volte l'efficacia dei farmaci antifungini, salvando potenzialmente la vita di milioni di persone in tutto il mondo" ha proseguito il prof. Prestidge.

Le micelle hanno una capacità unica di solubilizzare e intrappolare una serie di importanti farmaci antimicotici per migliorarne significativamente le prestazioni e l'efficacia. Una tecnica altamente innovativa, poiché è la prima volta che vengono create soluzioni a base di polimeri con capacità intrinseche di prevenire la formazione del biofilm fungino.

I risultati hanno inoltre già dimostrato che le nuove micelle hanno la capacità di rimuovere fino al 70% dell'infezione, un vero punto di svolta per il trattamento delle malattie fungine.

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