Come nasce il tanto famoso "vaiolo delle scimmie"?

Come nasce il tanto famoso 'vaiolo delle scimmie'?
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Avreste mai pensato che, nel 2022, fosse l’anno di una nuova epidemia? Beh, dovremmo andarci cauti nel definirla tale, tuttavia le notizie sul vaiolo delle scimmie si diffondono a dismisura e non è un’eventualità così lontana che un vostro conoscente, magari di ritorno da un viaggio all’estero, abbia contratto il virus.

Partiamo dal nome: “vaiolo delle scimmie”. No, non è stato affibbiato questo soprannome per incutere terrore. Il monkeypox virus è un “parente” dell’agente virale responsabile del vaiolo, ma non ha gli stessi sintomi del mostro appena citato.

Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il vaiolo delle scimmie si presenta tipicamente come un'eruzione cutanea sopra o vicino ai genitali, su mani, piedi, torace, viso o bocca, insieme ad altri sintomi come febbre, dolori muscolari e linfonodi ingrossati. La malattia si sviluppa circa tre settimane dopo l'esposizione e dura da due a quattro settimane.

Come con la maggior parte dei virus, i sintomi sono molto variabili, rendendo difficile la diagnosi del vaiolo delle scimmie. Come spiega il CDC, si diffonde principalmente attraverso il contatto pelle a pelle, l'esposizione alla saliva di una persona infetta e il contatto con oggetti che una persona malata ha maneggiato, come lenzuola e asciugamani.

Prima di capire come nasce il virus, approfittiamo per fare chiarezza su una cosa: la patologia non è considerata una malattia a trasmissione sessuale. È ovvio che in condizioni di estremo contatto, quali si originano durante il coito, c’è una maggior probabilità di venire contagiati. Chiunque può contrarre il vaiolo delle scimmie.

Future Virology spiega che, a metà del XX secolo, un laboratorio in Danimarca ha utilizzato delle scimmie per la sua ricerca sul vaccino contro la poliomielite. E, nel 1958, molti dei macachi dalla coda lunga del laboratorio si ammalarono di una misteriosa patologia.

I ricercatori hanno notato che la malattia presentava grandi pustole che coprivano il corpo delle scimmie, ma per il resto gli animali erano sani e le lesioni guarivano. Dopo una seconda manifestazione della patologia, i campioni sono stati analizzati accuratamente: un virus, mai visto in precedenza del genere Orthopoxvirus, era ospite all’interno dell’organismo delle scimmie.

Gli fu dato il nome di vaiolo delle scimmie. Come osserva uno studio del 1968 pubblicato sul Bollettino dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nessuna delle scimmie infette morì e nessuna delle persone che maneggiarono le scimmie si ammalò.

Nel libro "The Orthopoxviruses”, di Frank Fenner, viene spiegato che l’OMS ha iniziato a indagare sulle strutture che ospitavano delle scimmie, temendo che il virus scoperto avrebbe complicato gli sforzi in corso per eradicare il vaiolo.

Tra il 1958 e il 1968, sono stati identificati un totale di nove focolai nei laboratori europei e americani, sei di questi contaminati dal monkeypox virus. Secondo Fenner, la maggior parte delle scimmie infette era stata ricevuta dall'Asia. Tuttavia, i test hanno rivelato che il virus del vaiolo delle scimmie non è stato trovato nelle popolazioni di scimmie asiatiche. L'Asia era semplicemente un hub per il trasporto di animali: il virus non sembra avere correlazioni ambientali.

FONTE: Grunge
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