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Machiavelli riteneva che l’uomo fosse naturalmente tendente al male e la storia di certo non lo contraddice. Proprio in virtù della brama di potere insita in ogni essere umano, le società hanno creato delle leggi, al fine di stabilire ordine tra di noi. Tuttavia, ci sono dei folli personaggi che non hanno timore di infrangere qualche regola.

Nonostante quest’incipit così vago, sapete già dove vogliamo arrivare (anche perché avete letto il titolo): Jeffrey Dahmer è senza ombra di dubbio uno di questi fuorilegge. Grazie allo show Netflix “Dahmer — Monster: The Jeffrey Dahmer Story”, il serial killer è tornato sotto i riflettori, ricordando al mondo intero quanto può essere brutale la razza umana.

È doveroso un avvertimento: se siete deboli di stomaco, non proseguite la lettura, dato che si sta parlando di un personaggio assassino, stupratore, pedofilo, cannibale e necrofilo.

Tra le varie domande esistenziali che si è posto chi ha avuto il coraggio di guardare la serie, sbuca fra tutte il quesito “Perché ha ucciso quelle persone? Come si sentiva?“, perciò, grazie a testimonianze, fotografie ed interviste, si è provato a rispondere a questi dilemmi.

Il periodo di attività del mostro di Milwaukee va dal 1987 al 1991, portandosi sulla coscienza almeno 17 omicidi, ai danni di uomini omosessuali, di cui la maggior parte afroamericani. Il primo assassinio, della triste lunga serie, avvenne quando aveva solo 17 anni. Nove anni dopo, Dahmer ucciderà di nuovo. Le macabre metodologie, seguite scrupolosamente dal killer sono ormai note ai più; solo Tracy Edward riuscirà a sfuggire dalle grinfie di Jeffrey e avvisare la polizia. Dopo aver scoperto resti umani in decomposizione nel suo appartamento, teschi come soprammobili e viscere conservate nel frigorifero, Dahmer sarà arrestato nel 1991 e condannato a 16 ergastoli consecutivi. Morirà tre anni dopo, per mano di un compagno di detenzione.

Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, gli omicidi del Mostro erano di tipo “edonistico”: erano spinti dall’eccitazione di arrivare a livelli elevati di “lussuria, brivido e piacere”. Lo stesso Jeffrey spiegherà che riempiva le sue giornate pensando al fatto che maschi di bell’aspetto non avrebbero mai potuto lasciare il suo appartamento.

Questa affermazione finale può sembrare superflua o di poca importanza, ma, come sottolinea giustamente la serie, egli non voleva che il ragazzo di turno lo abbandonasse e l’unico modo per ottenere questo fine, agli occhi di un folle killer, era ucciderlo. C’è, tuttavia, un episodio che lascia riflettere: l’omicidio era il mezzo per arrivare alla finalità poc’anzi citata, ma in realtà Dahmer era costantemente alla ricerca di un modo per ottenere uno schiavo sessuale. Di seguito, vi lasciamo l’intervista in cui afferma di aver praticato un foro nel cranio della vittima, per poi iniettare acido muriatico e acqua bollente per creare uno zombie.

Se potessi dare la mia vita per riportare indietro i loro cari, lo farei. Mi dispiace tanto”, a dare una veridicità emotiva di fondo a queste parole è la successiva confessione di Dahmer, che spiega di non aver perso quegli impulsi neanche in prigione, ammettendo di essere malato.

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