Così le nuove tecnologie hanno svelato i misteri di questo teschio preistorico

Così le nuove tecnologie hanno svelato i misteri di questo teschio preistorico
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Scanner sempre più sofisticati, software in grado di ricostruire e mappare in 3D parti anatomiche, ed altre tecnologie di ultima generazione ci hanno finalmente permesso di conoscere i segreti del cranio di questo icthyosaur, rettile marino vissuto oltre duecento milioni di anni fa.

Un fossile sorprendentemente ben conservato: scoperto nel 1955 nel Wareickshire, in Inghilterra, questo cranio di un Ichtyosaurs è sempre stato un grosso mistero per le condizioni pressoché perfette in cui si è conservato nel tempo. Uno stato di conservazione bizzarro, per un reperto che ha oltre 200 milioni di anni.

Come spiega a Popular Mechanics Dean Lomax, dell'Università di Manchester, i fossili di questa specie sono normalmente usurati, appiattiti in modo tale da renderne completamente distorta la struttura. Eppure questo cranio lungo quasi un metro si è conservato in tre dimensioni. E senza la presenza di rocce o altri minerali che ne facessero da scudo.

Inizialmente il progetto di ricerca prevedeva di prendere il fossile, smontarlo, e ricostruirlo per renderlo ancora più fedele alle sue condizioni originarie, proprio a come era quello di un Ichtyosaurs di era preistorica. Ma, col senno di poi, si trattava di una follia. Perché disassemblare quello che verosimilmente è il fossile di questa specie nelle migliori condizioni che sia mai stato rinvenuto?

Così si è scelta una strada più sofisticata, resa possibile da tecnologie più moderne, e, in particolare, dalla computerized tomography. La scansione risponde bene, al punto che grazie alla CT gli scienziati riescono ad avere una buona ricostruzione dei dettagli interni alle ossa del cranio. Arrivando ad una scoperta inaspettata: il cranio non appartiene ad un Ichtyosaurus communis, ma ad un Protoichtyosaurus postaxalis, un esemplare estremamente più raro ad oggi rinvenuto solo in Inghilterra.

La conservazione della scatola cranica ha inoltre permesso agli scienziati di meglio comprendere come funzionasse il cervello di questa creatura preistorica. Una seconda scansione, effettuata con strumenti normalmente impiegati per i cavalli, ha poi portato ad una ulteriore scoperta: alcuni dei pezzi dello scheletro non erano originali, ma scolpiti e rimodellati negli anni '50 con una cura tale da renderne impossibile l'individuazione ad occhio nudo. Una scoperta che ci dice qualcosa anche su i metodi di lavoro di paleontologi del secolo scorso.

Ora un modello digitale ricreato in 3D di questo scheletro sarà studiato approfonditamente in tutto il globo, senza la necessità di dover spostare fisicamente il fossile.

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