Quanto costa aprire un canale televisivo? L'intricata questione digitale terrestre

Quanto costa aprire un canale televisivo? L'intricata questione digitale terrestre
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Di recente, per via dei passaggi che stanno portando il mondo televisivo nostrano verso lo switch off al DVB-T2, si è discusso molto in merito ai costi da sostenere per avere un canale televisivo, che stanno dando parecchi "grattacapi" ad alcune realtà locali. Ma a che cifre si fa riferimento? Facciamo il punto della situazione.

Ebbene, l'inevitabile premessa è quella relativa al fatto che ogni realtà fa storia a sé, in quanto chiaramente gli investimenti effettuati internamente possono variare anche di molto (ad esempio, tra realizzazione dello studio, personale e così via, le cifre ovviamente non si possono stimare). In questa sede, però, cercheremo di effettuare una rapida analisi generale in merito a quelle che solitamente sono le cifre relative all'apertura di un canale televisivo in Italia, nel senso di affitto delle frequenze.

In parole povere, si fa riferimento alla possibilità più "accessibile" (si fa per dire) per entrare nel mondo del digitale terrestre, ovvero appoggiarsi a una realtà già esistente e consolidata, ad esempio Rai o Mediaset (detentrici dei MUX per il digitale terrestre). Essenzialmente impensabile d'altronde perseguire altre vie "classiche", ad esempio, per quelle realtà locali che cercano di emergere (chiaramente al giorno d'oggi in molti pensano a una Web TV, che vede coinvolti tutt'altri costi).

In ogni caso, c'è un motivo se la questione dei "prezzi" del digitale terrestre viene generalmente trattata ben poco: si fa riferimento a un argomento "intricato", che vede molte variabili in gioco. Bisognerebbe dunque approfondire il singolo caso per comprendere le reali cifre: le informazioni presenti in questa sede vanno prese come puramente indicative e senza alcuna presunzione di indicare la realtà attuale di un mercato in continuo movimento, ma risulta interessante dare un'occhiata ai pochi dati emersi pubblicamente nel corso degli anni.

A tal proposito, da un articolo di Digital News datato 2008 apprendiamo che all'epoca la Rai chiedeva, per un contratto annuale, 0,0285 euro per ogni Mbit/s, mentre Mediaset affittava a 0,03 euro. "Tariffe che vanno moltiplicate per ogni utente realmente raggiunto dal segnale e per il numero di Mbit/s affittati", si apprende dalla fonte.

Com'è la situazione al giorno d'oggi? Sul portale ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico è possibile, ad esempio, consultare il listino prezzi per la cessione della capacità trasmissiva delle reti televisive locali. La situazione varia di regione in regione e di realtà in realtà, ma un costo non inusuale in Veneto è, ad esempio, 0,015 euro per Mbit/s per abitante.

Quanti Mbit/s servono per un canale in definizione standard? Non è semplice dare una risposta precisa, ma da un articolo del 2015 di TV Digital Divide apprendiamo che sarebbero richiesti quantomeno 2,5 Mbit/s. Insomma, risulta realmente complesso approfondire questo argomento (considerate anche il fatto che di recente è emerso il caso dell'emittente regionale Telejato, in cui si è fatto riferimento a una "tassa di 40mila euro all'anno", quindi anche il mantenimento non è per nulla una passeggiata, soprattutto in questo periodo).

Era però interessante dare un'occhiata ad alcune informazioni disponibili pubblicamente, giusto per comprendere come funziona di base questo mondo. In ogni caso, quel che è certo è che le cifre coinvolte sono importanti. Per il resto, potrebbe interessarvi consultare un articolo di Giornalettismo datato 2013, che approfondisce altre questioni relative alla creazione di un canale TV in Italia (all'epoca si faceva riferimento a 1,95 milioni di euro per un anno per una copertura nazionale all'87,25% con capacità 3,94 Mbit/s tramite Telecom Italia, citando anche il fatto che invece uno spazio locale contenuto partiva da qualche decina di migliaia di euro).

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