Curato 66enne con HIV dopo 34 anni, è il quarto al mondo: ecco com'è successo

Curato 66enne con HIV dopo 34 anni, è il quarto al mondo: ecco com'è successo
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A inizio 2022 abbiamo assistito alla cura dall’HIV di una donna statunitense grazie a un trattamento rivoluzionario per la leucemia. Ebbene, con un processo analogo un uomo di 66 anni è diventato il quarto individuo curato dall’HIV e il secondo quest’anno, sorprendendo ancora una volta gli scienziati.

Nella giornata di ieri, mercoledì 27 luglio 2022, il centro californiano City of Hope ha confermato che il paziente in questione è ufficialmente senza HIV ed è, tra l’altro, il paziente più anziano a raggiungere la remissione. Ciò fa ben sperare anche i malati di HIV più anziani di lui con, al contempo, il cancro.

La cura infatti è stata possibile solamente per due ragioni: lo sviluppo di una forma di leucemia mieloide acuta e il trapianto di midollo osseo con la rara mutazione in cui manca parte del gene CCR5, detta altrimenti mutazione CCR5 delta-32 e già nota ai ricercatori per essere la differenza genetica che blocca la “porta d’ingresso” dell’HIV alle cellule.

Questa la dichiarazione specifica della City of Hope: “A seguito dello sviluppo di una forma di leucemia più diffusa in quelli con HIV più tardi nella vita - leucemia mieloide acuta - l'uomo ha ricevuto il trapianto di cellule staminali salvavita all'inizio del 2019 da un donatore volontario che aveva una rara mutazione genetica, la mutazione CCR5 delta 32, che rende le persone resistenti alla maggior parte dei ceppi di infezione da HIV. CCR5 è un recettore sulle cellule immunitarie CD4+ e l'HIV utilizza quel recettore per entrare e attaccare il sistema immunitario. Ma la mutazione CCR5 blocca quel percorso, che impedisce all'HIV di replicarsi. Inoltre, il paziente è stato in grado di ricevere un regime chemioterapico pre-trapianto meno intensivo che City of Hope e altri programmi di trapianto hanno sviluppato per i pazienti più anziani e meno in forma prima del trapianto”.

Si fa notare, tuttavia, che questa procedura complessa ha gravi effetti collaterali e non è adatta per la maggior parte delle persone con HIV. Ciononostante, questo ulteriore caso di remissione ha offerto una potenziale tabella di marcia verso una cura più ampiamente disponibile, possibilmente utilizzando la tecnologia di modifica genetica CRISPR: “Teoricamente è possibile dare a qualcuno un vaccino con un enzima che entrerà nelle cellule e metterà fuori combattimento il CCR5, ma per ora è fantascienza”, ha affermato Steven Deeks dell’Università di San Francisco, California.

Restando sul tema, lo scorso dicembre è stato approvato il primo farmaco iniettabile al mondo per ridurre il rischio di contrarre l'HIV.

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