La curiosa storia del geologo che voleva riportare in vita i morti

La curiosa storia del geologo che voleva riportare in vita i morti
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Il 4 novembre 1818, in Scozia, Matthew Clydesdale venne condannato a morte per l'uccisione di un uomo di 70 anni avvenuta circa due mesi prima. Il giorno dell'evento molte persone si riunirono all'interno di un teatro medico dell'Università di Glasgow, poiché un geologo - dopo l'esecuzione - avrebbe dovuto riportare il vita il corpo.

Protagonista dell'idea fu Andrew Ure, conosciuto per i suoi contributi alla geologia, che era assolutamente convinto di poter rianimare i morti usando l'elettricità, avendo appreso delle convulsioni degli arti delle rane in seguito all'applicazione dell'elettricità. Secondo lo scienziato, una fonte elettrica molto potente avrebbe rianimato il corpo.

Così, dopo l'esecuzione Ure iniziò a drenare il sangue del cadavere, prima di tagliargli il collo e la colonna vertebrale, per poi collegare la batteria fino al midollo spinale. "Ogni muscolo del corpo è stato immediatamente agitato con movimenti convulsi, simili a un violento tremito per il freddo", scrisse il geologo. "Il lato sinistro aveva convulsioni più violente ad ogni scossa".

Le scariche elettriche continuarono per molto tempo, fino a quando gli spettatori - che iniziarono ad annoiarsi e a disgustarsi - iniziarono ad andare via pian piano. Ovviamente il corpo non rispose allo stimolo, a parte le convulsioni create per la scossa. Alla fine, non dandosi per vinto, Ure ammise che se non avesse drenato il sangue dentro l'uomo, sarebbe potuto tornare in vita.

Ovviamente sappiamo tutti che non è così che funziona.

FONTE: iflscience
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