Date il benvenuto al Qualunquone: dimostrata l'esistenza di questa quasiparticella 2D

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Predetti per la prima volta dai teorici all'inizio degli anni '80, questi oggetti simili - ma differenti - a particelle (per questo motivo vengono chiamate "quasiparticelle) possono essere trovati solo nei sistemi a due dimensioni e solo in determinate circostanze, come a temperature vicine allo zero assoluto e in presenza di un forte campo magnetico.

I qualunquoni, infatti, sono caratterizzati da una carica più piccola di quella dell'elettrone e in futuro potrebbero essere utilizzati come base per i computer quantistici. Microsoft sta lavorando proprio con queste quasi-particelle per la creazione di un nuovo e innovativo computer quantistico (che ha ostacoli ovunque).

Quest'anno sono arrivate due solide conferme sull'esistenza di queste quasiparticelle. La prima ad aprile, in un documento apparso sulla copertina di Science, mentre la seconda è arrivata a luglio, quando un gruppo di scienziati della Purdue University ha utilizzato una configurazione sperimentale su un chip in due dimensioni.

I qualunquoni non sono come le normali particelle elementari. Gli scienziati, infatti, non riusciranno mai ad isolarne una dal sistema in cui si forma. Fa proprio parte della loro caratteristica di quasiparticelle, ovvero hanno proprietà misurabili come una particella, ma sono osservabili solo come risultato del comportamento collettivo di altre particelle convenzionali.

Nell'universo, infatti, esistono solo due varietà di particelle elementari: la famiglia dei fermioni (elettroni, protoni, neutroni e quark) e bosoni (come fotoni e gluoni). I qualunquoni, dal canto loro, non rientrano in nessuno dei due gruppi. Per questo motivo la loro applicazioni li rende molto interessanti nei futuri computer quantistici, poiché sarebbero meno soggetti a errori durante il calcolo.

FONTE: astronomy
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