Il Dipartimento di Giustizia USA ha citato in giudizio Google: monopolio pubblicitario?

Il Dipartimento di Giustizia USA ha citato in giudizio Google: monopolio pubblicitario?
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A pochi giorni dall'annuncio di 12mila licenziamenti in casa Google, arriva un'altra questione non di poco conto per la società di Mountain View. Infatti, il Dipartimento di Giustizia USA ha citato in giudizio l'azienda, facendo riferimento a un potenziale monopolio sugli annunci pubblicitari digitali.

Infatti, come riportato anche da The Verge ed Engadget, nonché come si può leggere direttamente sul portale ufficiale dell'US Department of Justice, quest'ultimo ha accusato la società di Sundar Pichai di monopolizzare illegalmente il mercato degli annunci digitali. Insieme al Dipartimento di Giustizia USA, le accuse di abuso di posizione dominante nella pubblicità online arrivano anche da otto Stati.

C'è dunque un tentativo di smantellare l'attività pubblicitaria di Google, partendo da una denuncia deposita nella giornata di martedì 24 gennaio 2023 presso un tribunale federale in Virginia. In questo contesto, il Dipartimento di Giustizia USA sostiene che "il comportamento anticoncorrenziale di Google ha innalzato le barriere all'ingresso a livelli artificialmente elevati, ha costretto i principali concorrenti ad abbandonare il mercato degli strumenti di tecnologia pubblicitaria, ha dissuaso i potenziali concorrenti dall'entrare nel mercato e ha lasciato i pochi concorrenti rimasti emarginati e ingiustamente svantaggiati".

Si tratta di fatto, come notato anche da fonti come Bloomberg, del primo tentativo effettuato dall'amministrazione Biden per sfidare il potere di una delle Big Tech. Si fa inoltre riferimento ad accuse pesanti, che hanno essenzialmente subito trovato una risposta da parte di un portavoce di Google.

Quest'ultimo ha infatti dichiarato ai microfoni di Engadget che "la causa odierna del DOJ tenta di scegliere vincitori e perdenti nel settore altamente competitivo della tecnologia pubblicitaria. [...] Il Dipartimento di Giustizia sta puntando ulteriormente su un'argomentazione errata che rallenterebbe l'innovazione, aumenterebbe le tariffe pubblicitarie e renderebbe più difficile la crescita di migliaia di piccole imprese ed editori". Come si evolverà la questione? Non possiamo che stare a vedere.

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