Dipendenti Google chiedono alla società di non rifornire più la polizia

Dipendenti Google chiedono alla società di non rifornire più la polizia
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In seguito alla morte di George Floyd le proteste americane hanno coinvolto molte aziende tra cui Facebook, dove Mark Zuckerberg si è trovato contro centinaia di dipendenti a causa della sua posizione riguardo i post di Donald Trump sul social, e il colosso di proprietà Alphabet, Google.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, un gruppo di oltre 1500 dipendenti avrebbe scritto una lettera chiedendo di fermare la vendita di dispositivi ai dipartimenti di polizia. “Siamo delusi dal fatto che Google stia ancora vendendo dispositivi alle forze di polizia, promuovendo questi rapporti commerciali come proficui” hanno scritto i dipendenti al loro CEO Sundar Pichai, lamentandosi ufficialmente dei legami tra l’azienda e tali istituzioni.

La lettera mostra la volontà dei dipendenti di sentirsi fieri di lavorare per Google, ma per approvare le sue azioni servirebbero ulteriori chiarimenti sui valori che essa sostiene: “Non dovremmo avere rapporti commerciali e trarre profitto da politiche razziste. Noi, qui sottoscritti Googlers, chiediamo all’azienda di smettere di rendere disponibile la nostra tecnologia alle forze di polizia”.

Un portavoce di Google avrebbe poi comunicato a TechCrunch che il loro lavoro vuole già fare la differenza nella lotta contro il razzismo, per esempio proibendo l’utilizzo commerciale dell’intelligenza artificiale per il riconoscimento facciale. Queste misure non comprendono però piattaforme come GSuite, Gmail e Google Cloud, che resteranno disponibili a tutte le autorità e al Governo.

In realtà, una posizione Pichai l’aveva già presa in seguito alla morte di Floyd, donando $12 milioni ai movimenti contro il razzismo e promettendo cambiamenti nella politica interna all’azienda per una maggiore diversità. I dipendenti però vorrebbero prove ulteriori dell’impegno di Google in questo ambito, ottenendo risultati simili a quelli del 2018 contro Project Maven.

FONTE: TechCrunch
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