Il disastro di Hiroshima: breve storia della bomba atomica

Il disastro di Hiroshima: breve storia della bomba atomica
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Le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki, rispettivamente il 6 e l'9 Agosto 1945, hanno segnato la fine della seconda guerra mondiale e l'inizio della guerra fredda. Nel raccontare questo evento ci si concentra, giustamente, sul disastro umano e sulle conseguenze geopolitiche. Ma qual è stato il percorso scientifico dietro la Bomba?

Non è facile fissare il punto d'inizio. La scoperta della fissione nucleare, la sorgente di energia della bomba, è stata scoperta nel 1938, meno di 7 anni prima di Hiroshima. Ma questo è solo l'ultimo passo di un percorso iniziato molto prima, forse con Einstein e la famosissima equazione E = mc2 oppure con la scoperta della radioattività da parte di Becquerel nel 1896.

In ogni caso, da quando la scienza ha iniziato a studiare il mondo subatomico, niente poteva fermare l'umanità dallo scoprire la potenza dell'energia atomica e, purtroppo, sfruttarla nel peggior modo possibile. Tuttavia il percorso verso la bomba, di cui celebriamo il 75esimo anniversario, non è stato semplice e lineare.

Nel 1921, il fisico Robert Millikan ha osservato che un grammo di radio è in grado di emettere 300.000 volte l'energia della combustione di un grammo di carbone, ma ha assicurato che non c'è abbastanza radio da cuocere molti popcorn. Infine ha aggiunto: "è una conclusione ovvia che un'energia simile è contenuta in altri atomi...magari non radioattivi."

I fisici avevano già realizzato che una grande quantità di energia è conservata nel nucleo, scoperto da Ernest Rutherford nel 1911, ma ottenere l'accesso sembrava impossibile. Nel 1932 è stata scoperta la chiave per la fissione nucleare: il neutrone.

Non possedendo una carica elettrica, il neutrone è il proiettile perfetto da sparare contro un nucleo per destabilizzarlo. Un esperimento di Enrico Fermi ha indotto la fissione dell'Uranio, anche se all'inizio lo scienziato aveva pensato di aver creato un elemento nuovo e più pesante.

Non tutti erano d'accordo con Fermi e Ida Noddack, chimica tedesca, pensava che il neutrone avesse diviso il nucleo di uranio in frammenti più leggeri. Questo è uno dei tanti casi in cui la voce di una donna è rimasta inascoltata dalla comunità scientifica. La storia le darà ragione quando Otto Hahn e Lise Meitner hanno dimostrato l'effettiva esistenza della fissione nucleare nel 1938.

I risultati di Hahn e Meitner sono stati ripresi da Otto Frisch, nipote di Meitner e studente del Niels Bohr's institute di Copenhagen. Quest'ultimo li ha riportati a Bohr, il quale ha immediatamente capito che questa scoperta confermava che la sua intuizione, di trattare il nucleo come una goccia di liquido, fosse corretta. All'arrivo negli Stati Uniti, Bohr ha iniziato a collaborare con John Archibald Wheeler per spiegare il processo di fusione. Si sono accorti che la fissione avviene più facilmente nell'uranio-235, la forma più rara, rispetto all'uranio-238. In più hanno capito che l'eventuale elemento 94, il futuro plutonio, sarebbe stato particolarmente adatto alla fissione. Il loro articolo è stato pubblicato il 1 Settembre 1939, quando la Germania ha invaso la Polonia dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale.

Dall'arrivo di Bohr negli Stati Uniti alla pubblicazione del suo articolo, le notizie sulla fissione si erano diffuse nel mondo e avevano raggiunto J.Robert Oppenheimer a Berkeley, diventato famoso per essere il leader del progetto Manhattan.

I fisici hanno capito che la fissione era la chiave per sbloccare l'energia sopita degli atomi e presto l'attenzione si è spostata sui possibili usi militari di questa nuova tecnologia. "La minaccia della guerra si faceva sempre più vicina," ha raccontato Wheeler in un intervista nel 1985. "Era impossibile non pensare cosa significasse questa scoperta per la guerra."

All'inizio del 1939, alcuni fisici si sono riuniti per discutere della possibilità di creare una bomba. "Tutti erano d'accordo sulla possibilità di creare un ordigno nucleare," ricorda Hans Bethe.

C'erano sempre più preoccupazioni su un eventuale bomba atomica tedesca, sottolineate dalla lettera di Albert Einstein al presidente Franklin Roosevelt. Era chiaro che per creare una bomba atomica era necessario ottenere una "reazione a catena", in grado di rilasciare ulteriori neutroni che possono indurre nuove fissioni.

Nel Dicembre 1942, Fermi, scappato dall'Italia e alla guida del team all'Università di Chicago, ha dimostrato la sostenibilità di una reazione a catena. Dopo poco si è unito a Oppenheimer a Los Alamos.

In un primo momento alcuni fisici non credevano che la bomba potesse arrivare in tempo per la fine della guerra e hanno preferito concentrarsi su altro; Bethe ha iniziato a lavorare sul radar. Nel 1943 Oppenheimer è riuscito a reclutare Bethe e in quel momento i lavori procedevano velocemente. "Tutto quello che dovevamo fare era capire se ci fossero difficoltà impreviste," spiega Bethe.

Il prototipo è stato fatto esplodere a Alamogordo nel Luglio 1945, circa tre settimane prima del lancio sul Giappone.

È stata l'arma più terrificante mai prodotta dall'Uomo, più di quanto fosse lecito immaginare e, in un certo senso, è stata colpa della scienza. Ma solo perché la scienza è stata in grado di comprendere la natura meglio di quanto fosse stato fatto prima e nessuno poteva immaginare a cosa avrebbe portato.

Non c'era nessun modo di prevedere che la scoperta della radioattività, del nucleo dell'atomo o del neutrone avrebbe portato alla bomba atomica; una volta saputo che la bomba era possibile allora è diventata inevitabile. Studiare questo evento serve a capire come prevenire alcune derive, qui analizziamo l'effetto di una guerra nucleare,

Il caso dell'atomica dimostra come, a volte, la ricerca di base sia in grado di innescare una "reazione a catena" impossibile da controllare. Il fungo atomico rimane il simbolo di uno dei più tragici e grandiosi successi della scienza.

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