La discussione ancora aperta sul perché e quando il potere di Roma si sgretolò

La discussione ancora aperta sul perché e quando il potere di Roma si sgretolò
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La caduta dell'Impero romano è un argomento molto discusso a livello accademico, perché il metodo storico insegna che ogni ricercatore può dare una propria periodizzazione ed interpretazione, se argomentate razionalmente sulla base delle fonti che abbiamo. Rispondere, quindi, alla domanda "Quando e com'è caduta la città di Roma?" non è semplice.

La data convenzionale che hanno sempre insegnato a scuola è il 476 d.C., quando il barbaro Odoacre depose l'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augusto. Tuttavia, altri storici associano il declino di Roma e, conseguentemente dell'Impero, con date diverse.

Fra queste vi è il 395, la data in cui, convenzionalmente, viene associata la scissione dell'impero in: Impero d'Occidente e d'Oriente.

Le critiche su questa data, però, si focalizzano su un elemento essenziale: gli abitanti dell'Impero d'Oriente, successivamente chiamato anche bizantino, si consideravano romani. La scissione venne percepita, all'epoca, solo come uno fra i tanti cambiamenti di giurisdizione territoriale.

Queste critiche non negano, però, che comunque i destini di questi due grandi frammenti presero strade completamente opposte e l'identità romana, col tempo, andò a vacillare fino a modificarsi completamente.

Altri storici associano la caduta di Roma col 410 d.C., quando la città, anche se non più capitale dell'Impero d'Occidente, venne saccheggiata dai Visigoti. L'obiettivo di questa popolazione, già stanziata all'interno di alcuni domini dell'impero e in alcune unità militari romane, era quello di chiedere aumenti di paga e altro potere militare.

Tuttavia, alcune figure dell'ambiente accademico criticano quest'argomentazione: l'impero riuscì comunque a risolvere la situazione con un accordo strategico. I Visigoti, accolti all'interno del limes romano, vennero piazzati nella Gallia settentrionale e, in cambio, dovettero tenere a bada i Vandali che avevano conquistato le terre meridionali dell'odierna Francia e parte dei Pirenei nella penisola iberica.

"Mappare le invasioni di popolazioni barbariche con delle frecce, come viene fatto in molti manuali di storia, e dire come queste spazzarono gradualmente il potere centrale di Roma è sbagliato" ha affermato la storica Kristina Sessa, professoressa presso l'Università dell'Ohio (Stati Uniti).

I barbari non erano, come alcune narrazioni vogliono far intendere, degli invasori brutali che provenivano da terre straniere per conquistare la grande e potente Roma. Al contrario, spesso erano comunità inserite nella fitta rete amministrativa dell'impero sia d'Occidente sia d'Oriente e servivano le truppe dell'imperatore.

E' giusto quindi parlare di date? Sì, perché sono necessarie per avere un quadro generale degli eventi. Tuttavia, per quanto riguarda il passaggio tra periodo tardo-antico e Medioevo e la caduta di Roma, è sempre meglio focalizzarsi su cosa stava accadendo in quel periodo e come la popolazione dell'epoca percepiva quegli eventi.

Il sistema centralizzato dell'Impero d'Occidente crollò su se stesso: le tasse venivano raccolte solo in alcune aree, i bilanci dell'Impero non potevano più permettersi di finanziare un esercito enorme di persone sempre più affamate di potere. Presto si andarono a consolidare tra il V e VI secolo d.C. i cosiddetti "regni romano-barbarici", dove gradualmente il diritto romano e le convenzioni barbariche diventarono parte di un'unica identità.

Nel mentre, il sistema politico bizantino rimase consolidato e le persone continuarono a sentirsi "romanoi" fino a quando Costantinopoli non cadde per mano degli Ottomani, nel 1453 (e sì, anche questa data è oggetto di discussione, perché molti storici la identificano come il momento in cui il Medioevo si concluse).

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