Il Diwali: il "Capodanno" indiano dove la luce prevale sulle tenebre

Il Diwali: il 'Capodanno' indiano dove la luce prevale sulle tenebre
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Il Diwali è una festa tipica indiana che celebra, per cinque giorni, il trionfo della luce sull'oscurità con fantastici spettacoli pirotecnici, momenti di riunione e grandi banchetti. Come ogni celebrazione, però, vi è una storia dietro che vale la pena conoscere.

Questo periodo si basa sul calendario induista lunare, un particolare sistema che, invece di contare il tempo che impiega la Terra a ruotare intorno a se stessa, prende come punto di riferimento il moto della Luna intorno al nostro pianeta.

Celebrata anche da tutte le minoranze religiose presenti sul territorio indiano, questa ricorrenza e le sue origini sono legate fortemente al culto induista. Contrariamente, però, alle comuni festività occidentali, come il Capodanno o il Natale, la storia d'origine del Diwali differisce da zona a zona del paese.

Vi è solo un punto in comune: la presenza costante di un uomo che incarna il dio Visnù, il protettore del mondo e dell'universo. Il suo compito è quello di ribilanciare, nei periodi dell'anno più difficili, il mondo tra il bene e il male, tra luce e tenebre. Una figura che si rivela molto adatta, agli occhi dei fedeli, nel catastrofico anno 2020.

Come detto prima, però, vi sono delle differenze sul perché questa festa sia nata. Per esempio, nell'India settentrionale si crede che il Diwali si sia originato a seguito del trionfante ritorno del principe Rama alla città di Ayodhya dopo 14 anni di esilio. Questo, secondo i racconti epici narrati nel Ramayana (un poema epico dell'induismo, databile tra il VI e il III secolo a.C.), era riuscito a sconfiggere la sua malefica madre adottiva e il rapitore della moglie, facendo regnare, dopo queste gesta, pace e prosperità nella nazione.

Si narra che al ritorno del re nella città, le persone accesero delle lampade in suo onore. Da qui proviene, quindi, il significato di "Diwali", cioè "giorno delle luci".

Invece, nell'India meridionale, viene onorata la vittoria di Krishna sul demoniaco sovrano Narakasura. Quest'ultimo era un re leggendario che, secondo i testi, avrebbe dato origine alle più importanti famiglie indiane tra il 350 e il 1140 d.C.

Se prendiamo come esempio una delle minoranze religiose presenti in India, risaltano i buddisti indiani. Essi celebrano il Diwali per commemorare l'imperatore indiano Ashoka, che, governando intorno al III secolo a.C., decise di convertirsi al buddismo. Va ricordato che questo culto nacque intorno al VI secolo a.C. proprio in opposizione all'induismo e a certe posizioni dogmatiche che si stavano evolvendo.

Per quanto possano suonare particolari i "miti di fondazione" di questa festa ed estranei alla cultura occidentale, vi è un tassello in più che, alla fine, lo accomuna a tutte le altre celebrazioni del mondo: l'importanza dell'agricoltura.

Il giorno delle luci, della lotta del bene contro il male, si fonda non solo su un'indole religiosa che in India vi è sempre stata, ma anche su un aspetto molto più pratico. Simile alle origini di Halloween, il Diwali nacque per celebrare la dea della fortuna Lakshmi. Si credeva, infatti, nell'antica società rurale indiana, che celebrarla per cinque giorni avrebbe aiutato, dopo l'inverno, a far rifiorire i campi.

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