Donne nella scienza: un enorme contributo molto spesso sminuito

Donne nella scienza: un enorme contributo molto spesso sminuito
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Recentemente è venuta a mancare la dott.ssa Marthe Gautier, ricercatrice francese, sconosciuta ai più, ma che faceva parte di una lunga serie di scienziate che hanno contribuito notevolmente alle scoperte scientifiche, il cui merito è però andato spesso solo ai loro colleghi maschi. Una situazione, purtroppo, non rara.

Partiamo quindi proprio dalla dott.ssa Gautier che scoprì, nel lontano 1958, come le persone affette da sindrome di Down avevano un cromosoma in più. Purtroppo non fu in grado di identificare il cromosoma esatto poiché provvista solo di un microscopio a bassa potenza, quindi "ingenuamente" prestò i suoi vetrini al genetista Jerome Lejeune per un parere professionale.

Rimase quindi "sconvolta" nell'apprendere come, sei mesi dopo, la scoperta del cromosoma 21 venne pubblicata in una ricerca con il nome di Lejeune come primo autore ed il suo solo come secondo e, come se non bastasse, anche scritto in maniera errata.

Secondo quanto riportato dalla rivista Science, bisognerà attendere fino al 1994 perché il comitato etico dell'istituto francese di ricerca medica INSERM ufficializzi "l'errore" (per non dire furto), affermando come fosse improbabile che Lejeune avesse svolto un ruolo "dominante" nella ricerca ed attribuendo, quindi, la totale maternità della scoperta alla dott.ssa Gautier.

Anche una delle scoperte più importanti del secolo scorso, quella della struttura a doppia elica del DNA, è stata teatro di una situazione ambigua. Protagonista è il lavoro sperimentale della chimica britannica Rosalind Franklin che nel 1952, con il suo specializzando Gosling, immortalò nella famosa immagine a raggi X "Photo 51" proprio la particolare conformazione dell'acido nucleico.

I più noti Francis Crick e James Watson stavano però lavorando, proprio nello stesso periodo, su una teoria simile e la loro ricerca fu pubblicata, nella medesima rivista, poco prima di quella della Franklin, portando molti a pensare che il suo studio sostenesse semplicemente quello dei due colleghi, divenuti in seguito i "padri del DNA" vincendo il Premio Nobel per la Medicina nel 1962.

La Franklin morì nel 1958 a soli 37 anni, ed in una lettera del 1961, resa pubblica però solo nel 2013, Crick riconobbe l'importanza del lavoro della collega nel determinare "certe caratteristiche fondamentali" della molecola.

Anche il campo "spaziale" ha visto molte scoperte scippate dai colleghi maschi, come nel caso dell'astrofisica britannica Jocelyn Bell Burnell che scoprì le prime pulsar radio nel 1967 mentre frequentava un dottorato di ricerca. Furono però il suo supervisore di tesi ed un altro collega a vincere il Premio Nobel per la Fisica nel 1974 per tale ricerca.

Come non ricordare inoltre la fisica austro-svedese Lise Meitner, che è stata una delle figure chiave responsabili della scoperta della fissione nucleare, portando lo stesso Albert Einstein a definirla la "Marie Curie tedesca". Tuttavia, fu il suo collaboratore di lunga data Otto Hahn a vincere il Premio Nobel per la Chimica nel 1944 per la scoperta.

L'elenco potrebbe andare avanti a lungo poiché le scienziate sopra citate sono solo una parte di quelle donne le cui scoperte sono state tardivamente riconosciute. Si ritiene inoltre che anche i contributi delle mogli, delle madri e delle figlie degli scienziati più famosi siano stati a lungo trascurati, compreso quello della prima moglie di Einstein, la matematica e fisica Mileva Maric.

Secondo quanto affermato dalla storica francese Natalie Pigeard-Micault, "ancora oggi, il ruolo svolto dalle donne nel mondo scientifico è sottorappresentato nei libri di testo che si studiano a scuola".

Voi che ne pensate?

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FONTE: Phys.org
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