Cos'è il 25esimo emendamento nella Costituzione americana?

Cos'è il 25esimo emendamento nella Costituzione americana?
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Negli ultimi giorni, nell'opinione pubblica americana, è sempre più frequente sentire due semplici parole: "25esimo emendamento". Quindi, sorge spontaneo chiedersi, qui in Europa, cosa sia questo "piccolo paragrafo" della Costituzione statunitense e quale sia la storia che cela dietro.

Dopo essere entrata in vigore nel 1789, a partire dal 1791 la Costituzione americana cominciò ad essere emendata. I primi dieci emendamenti entrati in vigore furono quelli che presero il nome di "Dichiarazione dei diritti" - cioè un elenco in cui vennero stilati tutti i diritti inalienabili dell'uomo.

Ciò che seguì a questi caposaldi coprì una vasta gamma di argomenti, trattati nel corso dei secoli successivi al XVIII. L'obiettivo, appunto, era ampliare le libertà del singolo, civili e politiche, sfruttando la flessibilità strutturale della Costituzione.

Fra i 17 punti che vennero aggiunti successivamente vi rientrò anche il sempre più celebre 25esimo emendamento. Qual era, però, il suo obiettivo?

Per scoprirlo, bisogna tornare indietro di qualche anno e capire cosa prevedeva la Costituzione nel caso in cui il presidente in carica si fosse ammalato o fosse morto prematuramente.

Il 22 Novembre del 1963 il presidente John F. Kennedy venne assassinato e la presidenza, per un primo momento, rimase vacante. Il Congresso si trovò in quella strana occasione di dover rivedere un secolare articolo della Costituzione: il secondo.

Quest'ultimo, nella sezione 1, contiene una clausola, chiamata "Numero 6". Questa dichiara che qualsiasi presidente impossibilitato a svolgere le proprie funzioni, o che si dimette, deve essere sostituito dal suo vice.

La morte di Kennedy, però, aveva portato il dibattito pubblico a notare i limiti dell'Articolo II, che non specificava quali fossero le situazioni in cui dichiarare il Capo di Stato incapace di agire.

Sarà il senatore dell'Indiana, Birch Bayh, a comporre il 25esimo emendamento, che verrà ratificato in tutti gli Stati due anni dopo il nefasto lutto del presidente. Esso venne diviso in 4 sezioni, che adesso vi elencheremo:

  1. La prima sezione riassume in breve ciò che viene enunciato nell'Articolo 2, cioè il presidente rimosso dalla carica o morto prematuramente deve essere sostituito dal suo vice.
  2. La seconda sezione spiega che, in qualunque occasione non dovesse esserci un vice-presidente, questo debba essere immediatamente nominato e la sua carica ufficializzata dalla maggioranza delle due Camere del Congresso.
  3. La terza sezione prevede che il Presidente possa temporaneamente trasferire il proprio potere al suo vice per motivi medici, com'è successo altre tre volte nella storia della presidenza statunitense, e poi recuperarlo.
  4. La quarta sezione (quella più citata nelle ultime ore) dichiara che il vice-presidente, cosciente che il Capo di Stato sia incapace di svolgere le proprie funzioni, debba riunire a sé la maggioranza dei 15 membri del governo (gli equivalenti dei nostri ministri), stabilire i motivi dell'incapacità e poi prenderne il posto.

Quello che, però, non viene spesso sottolineato è che il Presidente ha la possibilità di dichiararsi "capace" di fronte alla legge e ribaltare il suo allontanamento dagli affari di Stato. Nell'eventualità che questo dovesse succedere, la quarta sezione prevede che il vice-presidente rimanga al comando per almeno 4 giorni, cioè il tempo necessario per permettere alla maggioranza del governo di stilare una seconda dichiarazione d'incapacità.

Se questa non viene pubblicata, allora il Presidente può riprendere i propri poteri; nel caso contrario, la palla passa alla Camera dei rappresentanti e al Senato. Le due camere sono obbligate ad esprimersi sulla questione entro 21 giorni. Dopodiché, i due terzi di entrambe dovranno restituire il titolo al Presidente cacciato oppure no.

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