Fosfina: Cos'è la molecola legata alla presunta vita su Venere

Fosfina: Cos'è la molecola legata alla presunta vita su Venere
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La sostanza che sta facendo tanto parlare di sé in queste ultime ore è in realtà un composto piuttosto sgradevole, altamente tossico, correlato alla decomposizione degli esseri organici e ai misteriosi “fuochi fatui”.

Non c’è bisogno di chiedere se negli ultimi momenti avente sentito parlare della “fosfina”. Secondo quanto riportato dai recenti avvenimenti, il composto sarebbe direttamente correlato alla scoperta che verrà annunciata a breve mediante i canali ufficiali della Royal Astronomy Society: il gas è alla base della possibile esistenza di “vita” nell’atmosfera venusiana.

Qui sulla Terra però, non è un composto che si fa voler molto bene: conosciuto anche come Fosfano (IUPAC) o Idrogeno Fosfato, è formato da un atomo di fosforo (P) e tre di idrogeno (H), disposti con un angolo di 93.5° tra di loro, andando a formare una piramide trigonale. In natura la fosfina è molto rara ed è per lo più associata agli ecosistemi anaerobici e alla decomposizione naturale dei composti organici.

Come detto poc’anzi, PH3 quando è nella forma pura si trova esclusivamente in forma gassosa, con punti di ebollizione e solidificazione estremamente bassi: -88°C per il primo e -133°C per il secondo. Come stesso la sua formula può far notare è molto simile all’ammoniaca (NH3), sebbene con delle proprietà diverse (come il dipolo magnetico e la solubilità polare) che la rendono incredibilmente più tossica e volatile. Proprio per questo è adoperata soprattutto come insetticida e antiparassitario nelle colture biologiche. Essendo piuttosto reattiva, la fosfina è facilmente ossidabile: la semplice esposizione all'aria cioè può bastare per trasformarla in uno dei suoi corrispondenti “fosfinossidi”.

Per ovviare a questo problema i produttori di pesticidi e rodenticidi sono soliti “bloccarla” mediante delle reazioni chimiche con l’alluminio: in questo modo il nuovo composto detto “Fosfuro di alluminio” è sicuro e stabile. Quando entra in contatto con dell’acqua o dell’umidità rilascia la fosfina, che torna ad essere nuovamente un gas altamente tossico.

Il gas puro di per sé però, non è maleodorante come molti pensano: il cattivo odore di “putrefazione” o di “uova marce” è correlato invece alla sua forma bimolecolare P2H4 (Difosfano) che si forma molto velocemente – sempre a causa della reattività intrinseca del gas – e in grande quantità soprattutto su cadaveri di animali o di acquitrini infetti. Nel sistema solare un posto particolarmente maleodorante potrebbe essere Titano, pieno di fosfina e altri gas poco piacevoli.

Spesso è però associata anche ad un altro, strano fenomeno: si pensa che la facilità con cui la fosfina vada in autocombustione sia una possibile spiegazione dei “fuochi fatui”. Sono null’altro che delle vere e proprie fiammelle spontanee che all’improvviso possono manifestarsi in territori come paludi, cimiteri antichi e stagni. Le testimonianze di tali fuochi spesso aumentano durante i periodi estivi. È dunque assai plausibile che la fosfina sia la causa di questi fenomeni: la temperatura di autocombustione del gas si aggira intorno ai 38°C, un valore più che raggiungibile in determinate serate e soprattutto in questi luoghi appena citati dove i processi decompostivi sono sempre in moto.

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