C'è stato uno scienziato che predisse i buchi neri un secolo prima di Einstein

C'è stato uno scienziato che predisse i buchi neri un secolo prima di Einstein
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John Michell è una delle menti più sottovalutate della Scienza e, durante la sua (s)fortunata carriera accademica, studiò diversi campi del sapere, dalla geologia alla chimica. La cosa più incredibile di tutti è la predizione dell'esistenza dei buchi neri più di 130 anni prima che Schwarzschild deducesse la loro esistenza dalla teoria di Einstein.

Non si sa molto sulla sua vita, se non che nacque nel 1724 a Eakring nel Nottinghamshire e che non proveniva da una famiglia benestante. Poiché non disponeva di grandi capitali, una condizione per ricevere una borsa di studio al Queens' College, Cambridge, all'epoca era quella di prendere gli ordini sacri nella Chiesa anglicana; Michell lo fece e fu ordinato diacono nel febbraio 1749.

Il primo lavoro degno di nota dello scienziato è sicuramente quello sui "magneti artificiali", che fu il primo a identificare correttamente la legge dell'inverso del quadrato dell'attrazione magnetica (attribuita oggi a Charles-Augustin de Coulomb). Michell, nel 1760, in seguito del terremoto di Lisbona, fu anche la prima persona ad osservare correttamente che i terremoti si propagano come onde, stimando anche la corretta posizione dell'epicentro (secondo uno studio italiano i terremoti potrebbero essere collegati alla CO2).

Successivamente lo scienziato si dilettò anche nell'astronomia, e cercò di capire quanto dovrebbe essere lontana una stella per apparire luminosa come Saturno; questo fu il primo vero tentativo di calcolare la distanza delle stelle nel cielo e all'epoca l'esperto si sbagliò soltanto di un fattore di 4, incredibile. Predisse, inoltre, che ci sarebbero stati molti più sistemi multistellari (con più stelle orbitanti) di quanti ne fossero stati osservati fino a quel momento, in base ai suoi calcoli. Oggi è stata perfino osservata la nascita di due soli in un sistema binario.

La comunità scientifica era stata sconvolta decenni prima dalle rivoluzionarie teorie di Newton e Michell, da parte sua, era interessato a sapere se si potesse usare la luce di una stella per determinarne la massa, interessandosi alla teoria corpuscolare della luce di Newton. Lo scienziato esplorò la sua idea nell'articolo "On the Means of discovering the Distance, Magnitude, &c. of the Fixed Stars, in consequence of the Diminution of the Velocity of their Light", letto dalla Royal Society nel 1783.

In questo documento, lo scienziato descrisse un corpo la cui massa era così grande, con una attrazione gravitazionale estrema, che la sua velocità di fuga superava la velocità della luce stessa. Un tale corpo celeste, sempre secondo Michell, sarebbe stato impossibile da vedere da parte degli astronomi... si stava parlando di un oggetto simile a un buco nero (anche se aveva differenze sostanziali da quello "vero" dedotto poi da Schwarzschild).

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