Ecco Ultima Thule: è l'oggetto celeste più lontano mai esplorato

Ecco Ultima Thule: è l'oggetto celeste più lontano mai esplorato
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Sono state pubblicate le prime immagini dettagliate dell'oggetto più distante mai esplorato in assoluto. Stiamo parlando dell'ormai famoso Ultima Thule. La sua forma così particolare, ed in effetti così diversa rispetto a quanto si è abituati ad osservare, potrebbe fornire spiegazioni sulle modalità di formazione del sistema solare.

Gli scienziati della missione New Horizons della NASA sono entusiasti, poiché si tratta di un traguardo senza precedenti nella storia dell'esplorazione spaziale."Questo sorvolo è un risultato storico", ha dichiarato il principal investigator della missione New Horizons, Alan Stern, del Southwest Research Institute di Boulder, in Colorado. "Mai prima d'ora una squadra di astronavi aveva rintracciato un corpo così piccolo a così elevata velocità nell'abisso dello spazio. New Horizons ha settato un nuova pietra miliare nella navigazione con dei veicoli spaziali".

"Raggiungere Ultima Thule da 6 miliardi di chilometri di distanza è un risultato incredibile: questa è l'esplorazione nella sua forma migliore", ha dichiarato Adam L. Hamilton, presidente e CEO del Southwest Research Institute di San Antonio.

Le nuove immagini, ottenute da quasi 27.000 chilometri di distanza dall'oggetto, hanno rivelato che Ultima Thule è come costituito da due sfere collegate. La lunghezza totale è di 31 chilometri. Ed essendo le due sfere di dimensioni diverse, il team ha soprannominato la sfera più grande "Ultima" ( 19 chilometri di diametro) e la sfera più piccola "Thule" (14 chilometri di diametro).

Il team ha ipotizzato che le due sfere probabilmente si sono unite nel periodo di formazione del sistema solare, collidendo non più velocemente di due auto che si scontrano frontalmente.

"New Horizons è come una macchina del tempo, che ci riporta alla nascita del sistema solare: stiamo assistendo a una rappresentazione fisica dell'inizio della formazione planetaria, congelata nel tempo", ha affermato Jeff Moore, a capo del New Horizons Geology and Geophysics team. "Studiare Ultima Thule ci aiuta a capire come si formano i pianeti; sia quelli del nostro sistema solare che quelli che orbitano attorno ad altre stelle nella nostra galassia".

Nell'immagine di copertina riproposta anche in fondo alla news, osserviamo tre versioni della prima immagine a colori di Ultima Thule, presa a una distanza di 137.000 chilometri alle 4.08 UT del 1° gennaio 2019: si può apprezzare la sua superficie rossastra. A sinistra si osserva un'immagine con colorazione migliorata digitalmente, ripresa dalla MVIC (Multispectral Visible Imaging Camera), prodotta combinando i canali del vicino infrarosso, rosso e blu. L'immagine al centro è ottenuta tramite lo strumento LORRI (Long-Range Reconnaissance Imager), il quale ha una risoluzione maggiore rispetto a MVIC di circa un fattore cinque. Nello scatto di destra, il colore è stato sovrapposto all'immagine LORRI per mostrare l'uniformità del colore dei due lobi Ultima e Thule. E si può quindi notare la brusca riduzione della colorazione rossa sul "collo" dell'oggetto.

Molti altri dati del flyby di Capodanno sono in dirittura di arrivo, e giungeranno a Terra nelle prossime settimane e mesi, assieme ad immagini a risoluzione molto più alta.

Helene Winters, Project Manager di New Horizons, conclude spiegando che " New Horizons trasmetterà decine di set di dati sulla Terra e scriveremo nuovi capitoli nella storia di Ultima Thule e del sistema solare".

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