L'ecolocalizzazione, l'incredibile superpotere dei pipistrelli

L'ecolocalizzazione, l'incredibile superpotere dei pipistrelli
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Nonostante siano stati ingiustamente colpevolizzati dell'epidemia di coronavirus, i pipistrelli sono delle creature davvero magnifiche e con delle abilità incredibili. Pensateci, grazie alla loro ecolocalizzazione potrebbero riuscire a individuare un singolo capello umano nella più totale oscurità.

Ci sono tantissime specie di queste creature e sapere il loro numero può aiutarci in tanti modi. Innanzitutto per proteggerli, poiché una malattia derivante da un fungo sta sterminando le specie nell'America settentrionale orientale (come sta accadendo con le banane). La malattia si chiama sindrome del naso bianco (white-nose syndrome, WNT). E no, per chi se lo stesse chiedendo, non contagia gli esseri umani.

Ogni specie ha una peculiarità unica: chi si nutre tra gli alberi, chi sull'acqua, altri si cibano di prede che stanno sulla terra o sulle foglie. Per individuare la maggior parte del loro cibo giornaliero, utilizzano la già citata ecolocalizzazione, ovvero quando le onde sonore - emesse dagli stessi pipistrelli - rimbalzano su un oggetto per generare un'eco.

La maggior parte dei pipistrelli produce suoni così ad alta frequenza che le orecchie umane non possono sentirli, gli ultrasuoni. Tuttavia, i suoni emessi dai pipistrelli possono essere assolutamente assordanti per loro stessi, l'equivalente di tenere una radio al massimo volume vicino al nostro orecchio. Una domanda sorge spontanea: come fanno ad evitare questo problema?

Mentre emettono onde sonore, utilizzano i muscoli delle orecchie per chiuderle. Per ascoltare le onde sonore che ritornano, ovviamente, devono riaprire rapidamente le orecchie; una tecnica che può essere utilizzata 10 volte al secondo. Inoltre, queste creature adattano il loro suono a ciò che hanno trovato: possono usare solo una piccola gamma di frequenze basse durante la ricerca degli insetti, per poi passare a frequenze più alte per scoprire forma o dimensioni.

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