Enrico VIII avrebbe avuto una settima moglie, se non fosse morto?

Enrico VIII avrebbe avuto una settima moglie, se non fosse morto?
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Conosciamo tutti la scandalosa e tragica vita amorosa di Enrico VIII Tudor, al punto che, a livello scolastico, è stata creata una sorta di filastrocca per ricordarsi i nomi e le sorti delle sue sei mogli. Eppure, sembra che vada aggiunto un settimo possibile nome a quella lista.

Era il gennaio del 1546, quando l'ambasciatore imperiale presso il palazzo Enrico VIII, François van der Delft, scrisse a Carlo V, l'allora Imperatore del Sacro Romano Impero, di aver sentito una voce a corte che voleva il sovrano inglese in procinto di sposarsi con un'altra donna.

Nella lettera viene sottolineato che questa diceria non aveva dei fondamenti solidi. Era solo una voce di corte, dopotutto. Tuttavia, perché un uomo dalla posizione politica come quella di Van der Delft avrebbe dovuto comunicare una cosa di così poco conto all'Imperatore? Forse c'era un fondo di verità.

La possibile futura scelta del re sarebbe dovuta ricadere su "Madame Suffolk", come scritto nella comunicazione all'Imperatore, che altro non era Caterina Willoughby (Enrico VIII aveva un probabile debole per le donne di nome Caterina), vedova del migliore amico del re e suo consigliere, Charles Brandon - morto nel 1545.

La duchessa di Suffolk era molto giovane quando entrò a far parte del mondo della corte reale inglese. Gli storici suppongono che fra il 1530 e il 1540 fu proprio in uno dei tanti eventi celebrativi del re che Caterina incontrò Enrico VIII. L'interesse era reciproco e, secondo alcuni documenti dell'epoca, si diceva che il sovrano avesse già intrapreso una sorta di relazione platonica con la donna pochi mesi dopo la morte della tanto amata terza moglie, Jane Seymour.

Non tanto casualmente, però, Caterina Willoughby divenne presto la dama di corte delle tre successive mogli di Enrico, proprio per stare il più possibile a fianco del suo "prezioso amico" senza generare scandali all'interno della corte.

Visto che non era insolito per il re intraprendere numerose relazioni extra-coniugali con dame di corte già sposate, come nel caso di Maria Bolena, sorella di Anna Bolena e moglie di William Carrey, è possibile che Brandon, prima della sua morte, fosse stato pagato per chiudere un occhio e lasciare che sua moglie intraprendesse una relazione col sovrano.

Quando, nel 1544, Caterina Parr divenne la prescelta del re, la relazione con la duchessa di Suffolk continuò. Nel 1546, tuttavia, il rapporto tra la regina ed Enrico VIII non era tra i migliori. Spesso la donna era considerata troppo intraprendente e con delle posizioni religiose dubbie.

Il sovrano arrivò al punto di meditare persino la sua morte. Tuttavia, al contrario di quello che fece con Anna Bolena, Caterina Parr riuscì ad ostacolare i piani di suo marito ed avere salva la vita.

Potrebbe essere che Enrico VIII pensò per un attimo seriamente di condannare la sua ultima moglie per eresia e sostituirla con la sua amante, però non lo fece. Perché?

Probabilmente per lo stesso motivo per cui Caterina Parr stava per essere condannata a morte: il credo religioso. Per quando sensuale e vivace potesse essere la duchessa di Suffolk, era una devota protestante e la sua figura era molto discussa a corte.

Quando Enrico VIII morì nel 1547, Caterina Willoughby continuò la sua vita mondana nella corte inglese, fatta eccezione per 4 anni di esilio durante il regno della figlia di Caterina d'Aragona, la "cattolicissima" Maria. Sposò un altro uomo e visse fino al regno di Elisabetta I, morendo nel 1580.

FONTE: BBC Extra
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