L'epidemia dei vampiri del New England: la terribile verità oltre il velo della leggenda

L'epidemia dei vampiri del New England: la terribile verità oltre il velo della leggenda
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La cultura popolare è ricca di ogni genere di creatura leggendaria, le cui fattezze sono istigate da suggestioni e storie tramandate ad ogni generazione, assumendo spesso connotati orrorifici e sovraumani. In questo abecedario della follia umana, una storia spicca sulle altre, ovvero quella del panico sui vampiri del New England.

Con tale accezione si fa riferimento a un fenomeno di isteria sociale scaturito nel 19°secolo, proprio nella regione del New England. Al tempo, in svariati stati della regione, scoppiarono svariati focolai di una forma di deterioramento fisico definito consunzione o tisi, oggi nota come tubercolosi.

In quel periodo, dato il pressante ascendente delle credenze folkloristiche sulla popolazione, l’epidemia provocata da Mycobacterium tuberculosis venne attribuita ai famigerati vampiri del New England.

L’exploit della malattia, in effetti, era alquanto vistoso, in quanto, colpendo i polmoni, provocava una tosse incessante seguita da espulsione di sangue attraverso le vie orali, cianosi, sudorazione e un drastico calo di peso. L’epidemia fu così estesa che si stima abbia colpito il 2% della popolazione del New England.

Secondo le leggende, quando un paziente affetto da tubercolosi passava a miglior vita, questi consumava l’essenza vitale di parenti e conoscenti, che di conseguenza pativano lo stesso terribile male. Seppellire i resti del defunto non bastava a scongiurare l’epidemia per questo i resti venivano spesso riesumati per verificare che la “trasformazione in vampiro” si fosse verificata o meno. Per gli appassionati di questa affascinante leggenda vi siete mai chiesti se i vampiri esistono davvero?

La mitologia del vampiro affonda le sue radici nei testi cuneiformi accadi e babilonesi, nei quali si descrivevano figure demoniache succhiasangue che si nutrivano dell’essenza vitale. Tale mito, nella forma in cui lo conosciamo oggi, cominciò a svilupparsi in occidente tra il 17° e il 18° secolo, penetrando saldamente nell’immaginario collettivo.

La proliferazione di tali leggende scaturì, nel 18° secolo, in una moltitudine di avvistamenti di vampiri in Europa, con la conseguente diffusione di pratiche di esumazione dei cadaveri e relative sevizie per scongiurare un ritorno dello spirito maligno.

Riguardo ai casi di vampirismo del New England, i metodi utilizzati per accertare se un defunto fosse un vampiro era quello di verificare se gli organi del cadavere presentassero tracce di sangue in forma liquida e nel caso di estirpare la maledizione con metodi drastici.

Se il cadavere presentava “segni di vampirismo” i suoi resti venivano bruciati e le ceneri sfruttate per produrre delle misture che venivano impiegate come una sorta di “medicamento” per i familiari colpiti dall’influsso malefico della creatura. Un ulteriore pratica era quella di decapitare il defunto e riseppellire i resti.

Uno dei più noti casi di tale forma di isteria è noto come l’incidente di Mercy Brown, avvenuto in Rhode Island nel 1892. Dopo aver perso la vita a causa della malattia, la famiglia della giovane venne colpita dal morbo.

Testimonianze scritte dell’epoca descrivono l’avvenimento come uno dei più cruenti e aberranti, in quanto il corpo della giovane venne riesumato con l’assenso dei familiari superstiti. A differenza del cadavere della madre, il corpo di Mercy sembrava non mostrare i segni della decomposizione e ciò indusse alla profanazione delle spoglie.

Il cuore e il fegato vennero arsi e le ceneri furono utilizzate per produrre un tonico somministrato al fratello infermo della giovane.

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