Ex dipendente Tesla condivide una serie di tweet compromettenti: scatta la denuncia

Ex dipendente Tesla condivide una serie di tweet compromettenti: scatta la denuncia
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Ancora una volta Tesla riesce a balzare agli onori della cronaca, anche se probabilmente questa volta ne avrebbe fatto volentieri a meno. Un ex dipendente della compagnia, Martin Tripp, ha pubblicato una serie di tweet che contengono alcuni "segreti aziendali" piuttosto compromettenti: i post in questione gli sono valsi una denuncia.

Nei tweet condivisi da Tripp si vede il presunto trattamento riservato dalla società ad alcune unità "difettose" di Model 3, con foto che ritraggono il "prima" ed il "dopo": secondo l'ex dipendente, alcune di queste vetture sarebbero equipaggiate con dei moduli batteria danneggiati, che verrebbero "sistemati" dalla stessa società con un intervento volto a nascondere ogni precedente segno di malfunzionamento. Inoltre Tripp ha postato una lunga lista di VIN, acronimo che sta per Vehicle Identity Numbers, che sempre secondo l'ex dipendente apparterrebbero a modelli di veicoli equipaggiati con moduli batteria perforati, ammaccati o danneggiati.

Poi, come se non bastasse, Tripp ha condiviso alcune immagini che, sempre secondo lui, ritrarrebbero alcuni dei luoghi nei quali Tesla è solita tenere i propri scarti di produzione, materiali molto pericolosi che dovrebbero essere conservati in ambienti protetti, dotati di un sistema di climatizzazione che permette di tenere sempre sotto controllo la temperatura, per scongiurare ogni possibile inconveniente.

Un portavoce di Tesla ha dichiarato ad Engadget che le accuse mosse da Martin Tripp nei vari tweet sono false, e che la compagnia non ha mai dotato le Model 3 di moduli batteria danneggiati; inoltre tutti i veicoli ai quali fa riferimento la lunga lista di VIN sono equipaggiati con batterie che non presentano alcun problema legato alla sicurezza.

Tesla ha già denunciato Martin Tripp per furto di informazioni aziendali: nei documenti si legge che l'ex dipendente ha ammesso di aver hackerato il sistema operativo che la compagnia utilizza nelle sue fabbriche, e di aver inviato grandi quantitativi di dati ad aziende esterne alla compagnia. Tripp invece respinge queste accuse, dichiarando che "ha le stesse capacità di coding di un bambino di tre anni".

Dopo la denuncia, Tesla è stata costretta ad aumentare ancora le misure di sicurezza utilizzate all'interno della sua Gigafactory: un report indicava infatti che Tripp stava organizzando una sparatoria, forse per vendicarsi del trattamento subito.

FONTE: Engadget
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