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Facebook: assunto sondaggista per monitorare l'indice di gradimento di Mark Zuckerberg

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Nel 2017 Facebook ha assunto un sondaggista per monitorare gli indici di gradimento del CEO, Mark Zuckerberg. Il tutto proprio nello stesso anno in cui il fondatore del social ha deciso di fare un tour dei 50 Stati americani. Secondo alcuni commentatori sarebbe l'ennesimo indizio che conferma le ambizioni politiche di Zuckerberg.

Tavis McGinn, l'ex Google che ha lavorato per tre anni al perfezionamento delle campagne marketing di Mountain View, è stato chiamato a seguire e monitorare la percezione che l'opinione pubblica ha di Mark Zuckerberg. Era l'aprile del 2017, 5 mesi dopo la campagna presidenziale che ha coronato Donald Trump, Zuckerberg aveva iniziato un suo tour degli Stati americani. Un'operazione non poi troppo distante da quella che fanno i politici navigati per farsi conoscere dai propri elettori.

All'epoca si era parlato di una vera e propria campagna ombra, un'operazione parallela alle elezioni politiche tenute a novembre, con l'obiettivo di sondare l'apprezzamento degli elettori in vista delle presidenziali del 2020. Voci alimentate da alcune dichiarazioni di Zuckerberg, come quelle fatte durante la cerimonia di chiusura dell'anno accademico di Harvard, dove sostenne la necessità di adottare il basic income. Oggi a queste speculazioni si aggiunge un nuovo tassello: l'assunzione di un esperto di marketing a cui è stato chiesto di improvvisarsi "sondaggista". Anche questa, come il tour dello scorso anno, è un'operazione imprescindibile per ogni politico che si prepara a "scendere in campo" — giusto per rubare l'espressione iconica di un altro imprenditore prestato alla politica.

"Si è trattato di un lavoro inusuale", ha spiegato McGinn. "Il mio compito era quello di effettuare sondaggi e focus group a livello internazionale per comprendere perché la gente ama Mark Zuckerberg, se si fidano di lui e se sanno chi sia. Questo per noi era importante soprattutto fuori dagli USA".

Ma non solo, McIggin doveva capire non soltanto l'apprezzamento diretto alla persona, ma anche quello rivolto ai singoli elementi della sua strategia di comunicazione: la gente ha apprezzato il discorso che ha fatto ad Harvard? Cosa ne pensano dell'ultima intervista che ha rilasciato o del suo ultimo post su Facebook? "Si tratta di una ricerca estremamente dettagliata", ha spiegato McIggin paragonandola a "quelle fatte dai comitati elettorali".

Ma al di là delle ipotesi –peraltro ad oggi smentite dallo stesso Zuckerberg– è probabile che questa ansia per gli umori della pubblica opinione non avesse finalità politiche (o almeno non esclusivamente), prova ne è che simili indagini sono state condotte anche con riferimento a Sheryl Sandberg, COO dell'azienda. Anche in questo caso, si è cercato di capire in quanti la conoscessero, se fosse associata all'azienda e in che modo le sue azioni e le sue dichiarazioni influenzassero l'immagine di Facebook. Queste sono operazioni che ogni azienda normalmente compie, con la sola grande differenza che la prassi prevede normalmente la creazione di un team incaricato di sondare la percezione del pubblico del brand nel suo complesso, dove il CEO è soltanto un piccolo tassello. In questo caso McIggin era assunto full-time per monitorare esclusivamente gli indici di gradimento di Mark Zuckerberg.

FONTE: The Verge
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