Facebook, l'ex responsabile delle pubblicità politiche: "Guadagna manipolando la gente"

Facebook, l'ex responsabile delle pubblicità politiche: 'Guadagna manipolando la gente'
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Sta facendo molto discutere l'editoriale pubblicato sul Washington Post da Yael Eisenstat, ex responsabile delle inserzioni politiche di Facebook e consigliere della Casa Bianca. L'ex dipendente del social network ha dipinto un quadro preoccupante sull'influenza che ha Big F sull'opinione pubblica.

Dopo un breve excursus sul suo ingresso nella società e sull'impatto che ha avuto sul dibattito politico a ridosso delle presidenziali del 2016, la Eisenstat ha affermato che "nonostante i tentativi in atto per migliorare la gestione dei contenuti politici, mi è chiaro che focalizzarsi solo sulle politiche pubblicitarie non risolverà i problemi più gravi".

Da qui arriva l'accusa più grave: "il vero problema è che Facebook trae profitto in parte dall'amplificazione delle bufale e fake news e dalla vendita di pericolosi strumenti di targeting che consentono agli agenti politici di impegnarsi in un nuovo livello di guerra delle informazioni".

Secondo l'ex dirigente, il modello di business di Facebook sfrutta i dati "per consentire agli inserzionisti di indirizzare gli utenti, mostrando a ciascuno una versione diversa della verità e manipolandoci con annunci iper-personalizzati che possono contenere anche informazioni palesemente false e sfatate".

Un'accusa durissima, che arriva da un'ex esponente di spicco della compagnia di Menlo Park, che "fin quando privilegerà il profitto rispetto al controllo dell'autenticità delle informazioni, non farà altro che danneggiare le democrazie".

Infine, ha anche svelato un retroscena: Facebook a quanto pare non incorpora nella piattaforma pubblicitaria gli stessi strumenti che usa nel News Feed per verificare che i contenuti non siano falsi: "la maggior parte degli utenti non distingue i contenuti organici dalle inserzioni, e questo l'ho verificato in India" ha affermato.

"La maggior parte dei miei colleghi era d'accordo con le mie perplessità, ma qualcuno al di sopra di noi non la pensava allo stesso modo, e mi accusarono di creare confusione" ha concluso.

Facebook di recente si è rifiutato di adottare le misure di Twitter, che ha vietato le pubblicità politiche.

FONTE: WP
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