Facebook ha truccato le visualizzazioni dei suoi video? Spunta una causa per frode

Facebook ha truccato le visualizzazioni dei suoi video? Spunta una causa per frode
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Facebook ha avviato da tempo una corsa contro ogni pronostico per competere con colossi dei contenuti video come Youtube e Twitch. Ora una class action accuserebbe la piattaforma di Zuckerberg di aver scientemente omesso di correggere un problema che colpiva le visualizzazioni dei suoi video, violando le leggi sulla frode e sul fair play.

A sostenerlo un gruppo che ha querelato Facebook, in quella che potenzialmente potrebbe diventare una class action contro il social. Grazie alla causa, i querelanti hanno potuto accedere, riporta il magazine The Verge, ad oltre 80.000 pagine di documenti e memo interni dell'azienda.

Nel 2015 un inserzionista aveva contattato il sito denunciando quello che sembrava essere un errore nel calcolo delle visualizzazioni dei contenuti video, il reclamo non ottenne risposta. In uno dei documenti ottenuto dal gruppo dietro alla causa, un dipendente rivela che il bug non fu né risolto né rivelato al pubblico per mesi finché non si decise di sostituire il valore "Average Duration of Video Viewed" (incorretto) con uno dal diverso nome: "Average Watch Time" (matematicamente accurato). Una toppa sul buco silenziosa e in grado di introdurre finalmente dei valori corretti in sostituzione di quelli precedenti, con la scusa di un diverso modo di calcolare il tempo passato dagli utenti del social sui video.

L'obiettivo dell'azione legale contro i social è quello di dimostrare che l'azienda avesse piena conoscenza del problema ben prima del 2016, anno in cui Facebook comunicò il problema al pubblico e agli inserzionisti, ma avrebbe ignorato la questione per la duplice ragione di seguire una strategia di "no pr" —evitare di affrontare il problema con stampa e utenti per non creare attenzione indesiderata"— e, addirittura, fuorviare gli investitori facendo apparire i risultati dell'azienda superiori o in linea con quelli di altre piattaforme focalizzate sui video.

Accuse gravi che, se accertate dai giudici americani, rischiano di infliggere un'altra macchia indelebile sulla reputazione del social —già provata dopo un susseguirsi di scandali di alto profilo, come quello relativo a Cambridge Analytica e al mercato dei dati degli utenti per finalità di propaganda elettorale.

L'errore era a livello di mero calcolo matematico: l'Average Duration of Video Viewed doveva essere il risultato della divisione del numero di minuti totali per cui un contenuto era stato visto, per il numero di spettatori unici che l'avevano guardato; al contrario la divisione avveniva per il numero di visualizzazioni, con una visualizzazione contata dopo appena 3 secondi di visione del contenuto. Secondo le prime analisi il numero in questo modo sarebbe stato eccessivamente sovrastimato nell'ordine del 60-80%; ma i querelanti, sulla base dei documenti in loro possesso, parlano di un ingigantimento che andava dal 150% al 900%.

L'accusa è quella di condotta contro il fair play nel business e frode. Facebook ha detto al The Wall Street Journal che ogni accusa che la compagnia avesse volutamente omesso il problema ai suoi partner è falsa. "Lo abbiamo detto ai nostri clienti appena lo abbiamo scoperto, aggiornando il nostro Help Center per spiegare la questione".

Ora Facebook, per garantire numeri corretti e certi ai propri inserzionisti, si avvale del servizio di aziende terze, incaricate di monitorare la certezza dei valori diffusi dall'azienda.

FONTE: The Verge
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