Facebook tutela 5,8 milioni di VIP permettendogli di postare quello che vogliono?

Facebook tutela 5,8 milioni di VIP permettendogli di postare quello che vogliono?
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Nell’occhio del ciclone Facebook Inc. nato negli ultimi giorni non c’è solo WhatsApp che, secondo un’analisi recente, potrebbe leggere le conversazioni private degli utenti. Un nuovo report di WSJ affermerebbe l’esistenza di un programma detto “Xcheck” usato da Facebook per dare certi privilegi a circa 5,8 milioni di VIP.

L’ultima inchiesta del Wall Street Journal parla chiaro: nel sistema automatizzato che si occupa della moderazione dei contenuti pubblicati dagli oltre 3 miliardi di utenti Facebook, a quanto pare, ci sarebbe una serie di “eccezioni” concesse da XCheck o Cross Check, strumento nato originariamente come livello di controllo aggiuntivo per i post segnalati e infine diventato un meccanismo per tutelare personaggi famosi.

Dalle personalità dello spettacolo agli attivisti, dai politici agli sportivi, circa 5,8 milioni di VIP sarebbero inseriti in una sorta di “white list” che li renderebbe immuni dai controlli e provvedimenti di Facebook stessa, salvo per qualche intervento minimo in casi specifici di violazioni delle regole.

Da cosa sarebbe dovuto questo presunto trattamento di favore? Apparentemente da "problemi tecnico-logistici": normalmente, un contenuto segnalato viene analizzato da algoritmi ed eventualmente da moderatori umani per capire se può restare online o se va rimosso dalla piattaforma. Nel caso di personalità famose, però, la società ha deciso di creare una squadra di moderazione ad hoc che si occupa esclusivamente della revisione dei post dei VIP. Il problema si troverebbe nella mancanza di personale pronto a gestire questi contenuti: secondo il rapporto di WSJ, questo team speciale riuscirebbe ad analizzare circa il 10% dei contenuti, facendo sì che tanti post “borderline” rimanessero online nel corso degli ultimi anni.

Per giungere a queste conclusioni, WSJ avrebbe ottenuto documenti da una persona definita come whistleblower e ora in cerca di protezione dell’autorità federale. Facebook ha già risposto a questo report del Wall Street Journal tramite il portavoce Andy Stone, il quale ha ripreso un post ufficiale pubblicato nel 2018 dove veniva citato proprio XCheck: “Come detto nel 2018, Cross Check significa solamente che alcuni contenuti da determinate pagine o profili vengono destinati a un ulteriore livello di revisione per assicurare la corretta applicazione delle nostre regole. Non sono due sistemi di giustizia, è un tentativo di salvaguardia contro gli errori”.

Altra accusa recente nei confronti di Facebook riguarda una serie di dati errati o incompleti sulle fake news dati ai ricercatori partner.

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