Dopo Facebook anche Twitter bannerà i negazionisti dell'Olocausto

Dopo Facebook anche Twitter bannerà i negazionisti dell'Olocausto
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Pochi giorni fa Facebook ha aperto le danze nella battaglia contro i negazionisti dell’Olocausto, annunciando che d’ora in avanti rimuoverà i loro contenuti e li bannerà dal social; a seguire l’esempio di Mark Zuckerberg è stato Jack Dorsey, CEO di Twitter, il quale richiederà lo stesso trattamento anche nel suo social a partire da questi giorni.

Come riportato da Bloomberg e The Verge, Twitter ha confermato nella giornata di oggi 15 ottobre 2020 che Twitter vieterà tutti i post che negano l’Olocausto. Questo divieto non è elencato sul sito web del social dell’uccellino blu, non appare nemmeno nella sezione in cui si descrive la politica in materia di condotta odiosa; nonostante ciò, il portavoce di Twitter ha dichiarato che il divieto rifletterà l’interpretazione interna dei gestori di come tale politica dovrebbe essere applicata.

Nello specifico, lo stesso portavoce ha dichiarato: “Condanniamo fermamente l’antisemitismo, e la condotta odiosa non ha assolutamente posto nel nostro servizio. I tentativi di negare o sminuire gli eventi violenti, come anche la glorificazione di tali eventi, sono vietati dalla politica di incitazione all’odio”. Tra questi eventi sono compresi anche tutti gli altri genocidi.

La piattaforma di Jack Dorsey ha avuto meno problemi di Facebook, la quale ha dovuto anche instaurare un dialogo con l’Anti-Defamation League per comprendere la dimensione di tale fenomeno: secondo molti utenti, infatti, Facebook avrebbe elencato e promosso moltissimi contenuti negazionisti dell’Olocausto e antisemiti. Twitter, d’altro canto, non è stato criticato dai medesimi utenti poiché, rispetto ad anni fa, i moderatori hanno iniziato ad agire più frequentemente e più rapidamente per bannare suprematisti bianchi, neonazisti, antisemiti e rimuovere i contenuti da loro pubblicati.

Ma Twitter non sta agendo soltanto per arginare questo fenomeno: di recente ha pure oscurato, per la terza volta nella storia, un messaggio dell’attuale Presidente degli Stati Uniti Donald Trump poiché violava le regole sulla diffusione di informazioni fuorvianti e potenzialmente dannose sul coronavirus.

FONTE: Bloomberg
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