Far sballare le aragoste per non farle soffrire prima di essere cucinate, funzionerà?

Far sballare le aragoste per non farle soffrire prima di essere cucinate, funzionerà?
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L'aragosta è per molti un cibo delizioso, oltre che pregiato. Il modo migliore per cucinarla è metterla a cuocere quando è ancora viva, ma questo potrebbe essere doloroso per le creature. Alcuni cuochi, allora, hanno iniziato a sperimentare modi alternativi per ucciderle senza dover rinunciare all'importante procedimento.

Nel 2018, in un locale del Maine, negli Stati Uniti, un ristoratore ha provato a dare della cannabis alle aragoste nel tentativo di alleviare le possibili sofferenze causate dalla bollitura. Le aragoste vennero messe in una scatola e venne pompata all'interno di essa il vapore della marijuana.

Successivamente le autorità sanitarie del luogo costrinsero il ristoratore a smettere di testare quella che era la cannabis medica sulle aragoste. Un gruppo di ricercatori, tuttavia, iniziò a chiedersi se effettivamente avesse una qualche utilità quel procedimento.

Pubblicato su bioRxiv, allo studio di cui stiamo per parlarvi hanno partecipato scienziati dell'Università della California, del Colorado College, dell'Università di Washington e dello Scripps Research Institute. Insieme, hanno deciso di scoprire se la cannabis avrebbe davvero potuto alleviare in qualche modo la sofferenza delle aragoste.

"La tempesta mediatica del 2018 sul ristoratore che proponeva di esporre le aragoste al fumo della marijuana è stato il vero punto di partenza. Sono state fatte diverse affermazioni verificabili e io mi sono reso conto che avremmo potuto testarle. Lo abbiamo fatto." Ha così detto l'autore dello studio, il dottor Michael A Taffe, professore del Dipartimento di Neuroscienze dello Scripps Research Institute.

Il team di ricercatori ha quindi ideato un metodo simile a quello utilizzato dal ristorante per scoprire se il THC avrebbe potuto aiutare le aragoste a morire in un modo meno doloroso. Durante l'esperimento, le creature del mare, sono rimaste in una vasca piena d'acqua per 30 o 60 minuti, nel frattempo il tetraidrocannabiolo (THC) vaporizzato veniva pompato all'interno della vasca con un dispositivo simile a quello delle sigarette elettroniche (i cui fumatori hanno biomarcatori migliori di chi fuma sigarette classiche).

Le aragoste respirano con le branchie e non hanno i polmoni, per cui non era sicuro che queste sarebbero state riuscite ad "aspirare" il THC. Nonostante questo, i risultati hanno confermato la presenza della sostanza nel sangue, nelle chele, nei muscoli della coda, nel cervello, nel cuore e anche nel fegato dei crostacei.

Le telecamere che hanno monitorato i movimenti delle aragoste durante l'esperimento hanno effettivamente scoperto che sebbene il THC rallentasse i movimenti degli animali, questi sussultavano comunque nel momento in cui l'acqua diventava bollente. Ciò ha suggerito che, purtroppo, il loro dolore non diminuiva.

Il dibattito sulla capacità dei crostacei di provare dolore è incredibilmente acceso. Secondo alcuni studi, le aragoste - specie già a rischio a causa della tecnica dell'Airgun - dovrebbero essere in grado di provare dolore visto che tendono ad evitare le zone dove sono state ferite o hanno subito degli shock. Tuttavia, altri scienziati sostengono che mancano le strutture cerebrali, nel crostacei, che permetterebbe loro di provare vero dolore.

Il dibattito è ancora aperto, voi che ne pensate?

FONTE: iflscience
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