Questo fattore dell'evoluzione umana è rimasto inconsiderato per due milioni di anni

Questo fattore dell'evoluzione umana è rimasto inconsiderato per due milioni di anni
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Il corso dell'evoluzione umana, negli ultimi due milioni di anni, non è stato determinato solamente dal cervelletto, bensì è stato modellato da spostamenti abitativi legati ai cambiamenti climatici diretti da movimenti astronomici, suggeriscono gli scienziati in un nuovo studio.

Utilizzando una simulazione, con un computer specifico, del clima terrestre durante i cambiamenti nel corso dell'epoca del Pleistocene, i ricercatori hanno scoperto che la mutazione di variabili, come le precipitazioni e la temperatura, erano collegati al modo in cui una serie di diverse specie di ominidi, incluso l’Homo sapiens, si stabilirono, o si spostarono, sulla Terra.

"Anche se diversi gruppi di umani arcaici preferivano ambienti climatici diversi, i loro habitat rispondevano tutti alle variazioni climatiche causate dai cambiamenti astronomici nell'oscillazione, nell'inclinazione e nell'eccentricità orbitale dell'asse terrestre", afferma il fisico Axel Timmermann della Pusan ​​National University in Corea del Sud.

I risultati aggiungono un peso significativo all'argomento, secondo cui gli episodi preistorici del cambiamento climatico hanno contribuito a stimolare gli sviluppi evolutivi nel genere Homo - un'ipotesi a lungo sospettata ma nondimeno difficile da dimostrare, a causa della mancanza di dati metereologici difficili da ottenere, che si sovrappongono contemporaneamente alle scoperte di arcaici umani nella documentazione fossile.

"Uno dei problemi più notevoli è che le registrazioni terrestri delle informazioni sull'habitat, come quelle ottenute da affioramenti sedimentari, sono spesso limitate in termini dati temporali", spiega l'archeologo Michael Petraglia del Max Planck Institute per la Scienza della Storia Umana in Germania, che non è stata coinvolta nello studio ma è l'autore di un commento sui risultati.

Per aggirare il problema, Timmermann e la sua squadra hanno modellato i cambiamenti delle condizioni ambientali sulla Terra in un periodo di due milioni di anni, incorporando le variazioni climatiche innescate astronomicamente, a causa del movimento della Terra, noti come cicli di Milankovitch.

La simulazione, eseguita su un supercomputer sudcoreano, chiamato ALEPH, ha impiegato più di sei mesi per ottenere dei dati, producendo quella che il gruppo afferma essere la simulazione del modello climatico completo più lunga, fino ad oggi.

I ricercatori hanno quindi confrontato i dati con la presenza documentata di diverse specie di ominidi nella documentazione fossile – tra cui Homo erectus, H. heidelbergensis e H. neanderthalensis, tra gli altri – e comprendendo oltre 3.000 fossili di ominidi geograficamente vincolati e materiali associati.

I risultati raccontano di come diversi gruppi di ominidi si siano variamente dispersi sulla Terra nel tempo, ma suggeriscono anche che le dispersioni (e i periodi contrastanti di abitazione nello stesso punto) erano legate a modelli climatici che influenzavano diversi fattori, come l'idoneità della temperatura e la disponibilità di cibo.

Mentre storici e scienziati cercano di risolvere il difficile puzzle dell'evoluzione umana, c'è chi guarda avanti: ecco l'evoluzione degli "animali del futuro".

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