Anche il fondale degli Oceani sta lentamente iniziando a surriscaldarsi

Anche il fondale degli Oceani sta lentamente iniziando a surriscaldarsi
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Il cambiamento climatico che stiamo vivendo fa sentire i suoi effetti su ogni ecosistema, ogni anno in maniera sempre più seria. Il mondo acquatico è purtroppo il più colpito, e di recente anche nei profondi abissi marini qualcosa ha iniziato a destare preoccupazione.

Per rilevare la temperatura delle superficie di oceani e mari si usano spesso boe e sensori galleggianti, capaci di mantenere in costante aggiornamento i centri di monitoraggio. Un discorso un po’ più complicato avviene anche per tutta quell’acqua che va a comporre i fondali oceanici più profondi, anche al di sotto dei 5000 m di profondità. Esistono anche qui diverse stazioni di segnalazione, ma sono più diradate, e offrono un’analisi meno frequente. Di recente è stato proposto un metodo originale per tali misurazioni, che sfrutta le onde sismiche.

L’ultima ricerca - pubblicata su Geophysical Research Letters e svolta dall’oceanografo Christopher S. Meinen e colleghi - mette in evidenza i timori di quanti già molti sospettavano: anche a grande profondità, dove si pensava che sostanzialmente lì il mare fosse quiescente, si sta osservando un innalzarsi delle temperature.

Ogni volta che andiamo a studiare i fondali scopriamo che l'oceano è più complesso di quanto pensassimo”, ha riferito l’autore principale dello studio. “L'oceano profondo è, beh, profondo, il che significa che ottenere dati del mondo reale è una vera sfida, soprattutto a lungo termine”.

I dati raccolti nell’Oceano Atlantico, in particolare nel Bacino Argentino, hanno mostrato che dal 2009 al 2019 la temperatura è aumentata in media tra 0,02° e 0,04°C a seconda della profondità, ed uno dei sensori era posto a ben 4757 metri sotto il livello del mare. Possono sembrare numeri molto piccoli, ma in realtà destano grande preoccupazione: prima le variazioni erano minime e trascurabili, adesso invece iniziano a diventare numeri sempre più importanti.

Non è ancora noto come ciò alla fine avrà un impatto sugli ecosistemi di tutto il mondo, ma data l'importanza della circolazione oceanica per il nostro sistema climatico globale, si può immaginare come non sia esattamente una buona notizia.

“Ci sono una serie di studi in cui questo tipo di dati è stato raccolto, ma che non è mai stato esaminato", afferma Meinen. "Spero che questo porterà ad una nuova analisi per cercare di vedere cosa possiamo dire sulla variabilità della temperatura oceanica profonda".

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