Fondali vicino ai Campi Flegrei nascondono rovine romane sprofondate oltre 2000 anni fa

Fondali vicino ai Campi Flegrei nascondono rovine romane sprofondate oltre 2000 anni fa
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Nei pressi di Napoli è possibile ammirare una collezione di reperti unici nel loro genere. Nella località di Baia vicino al noto supervulcano dei Campi Flegrei è adagiato, come uno spazio oltre il tempo, un ricco labirinto sottomarino fatto di antichi reperti risalenti all’età romana.

Le sorgenti termali di Baia erano una meta molto ambita per la classe gentilizia romana. Ciò promosse la costruzione di svariate abitazioni, riccamente decorate di statue, mosaici e strutture architettoniche. Queste, purtroppo, a causa della combinazione di fenomeni sismici e vulcanici, nel IV secolo, sono sprofondate sul fondale marino, per un processo noto come bradisismo.

Le testimonianze storiche pervenuteci descrivono il luogo come un punto di ritrovo della mondanità, frequentato da nomi illustri come Augusto e Nerone, che avevano dimora nella zona.

Le rovine di questi antichi luoghi di fasto e splendore si trovano, ora, in fondo al mare ed è possibile ammirarli solo muniti di tuta e attrezzatura da sommozzatore e, come afferma Marcello Bertolaso, responsabile del centro di immersione dei Campi Flegrei, “E' difficile, soprattutto per chi viene per la prima volta, immaginare di poter trovare cose che non potresti mai vedere in nessun'altra parte del mondo in pochi metri d'acqua” e continuando "I subacquei amano vedere cose molto speciali, ma quello che si può vedere nel parco di Baia è qualcosa di unico".

Per proteggere le opere originali, custodite in alcuni musei, le statue sono state sostituite con delle riproduzioni, che decorano l’ambiente sottomarino, preservandone la suggestività.

Qui, in un’area di quasi 2 chilometri quadrati, seguendo l’antico selciato costiero e circondati da statue, mosaici e opere architettoniche, si viene catapultati in un mondo passato che, grazie alle acque diafane, sembra sospeso nel tempo.

Ponendo l’attenzione sulla cura con cui le esplorazioni marine vengono effettuate, Enrico Gallocchio, archeologo responsabile del parco di Baia, ha dichiarato “Quando ricerchiamo nuove aree, rimuoviamo delicatamente la sabbia dove sappiamo che potrebbe esserci un pavimento, la documentiamo e poi la copriamo di nuovo. Se non lo facciamo, la fauna o la flora marina attaccheranno le rovine. La sabbia le protegge” e concludendo “Le grandi rovine sono state facilmente scoperte spostando un po' di sabbia, ma ci sono aree in cui i banchi di sabbia potrebbero essere profondi diversi metri. Ci sono senza dubbio ancora antiche reliquie da trovare”.

FONTE: Phys
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