Il più grande Gamma Ray Burst conferma la Relatività Generale, ancora

Il più grande Gamma Ray Burst conferma la Relatività Generale, ancora
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L'anno scorso, gli astronomi hanno rilevato il più potente Gamma Ray Burst mai osservato. Una galassia distante ha emesso un lampo nel range dei mille miliardi di elettronvolt. I ricercatori hanno utilizzato l'evento come test per la Relatività Generale e la teoria ha superato anche questa.

Il test ha verificato una proprietà chiamata "invarianza di Lorentz", secondo la quale le leggi della fisica non cambiano se ti sposti nell'Universo. Alcune teorie suggeriscono che questa invarianza possa essere violata ad alte energie, modificando la velocità della luce nel vuoto a causa degli effetti della gravità quantistica. Se questo fosse vero avremmo bisogno di una nuova fisica.

E qui entra in gioco il Gamma Ray Burst. I raggi gamma sono la banda più energetica dello spettro elettromagnetico, di cui fa parte la luce visibile, e vengono emessi da stelle di neutroni o buchi neri.

L'energia dell'ultimo burst, chiamato GRB 190114C, è stato emesso da una galassia lontana 4,5 miliardi di anni luce e ha un range energetico tra i 0,2 e 1 TeV. Anche se l'energia non è la più alta emessa dal nucleo galattico, permette di testare la violazione dell'invarianza di Lorentz perché questa si accumula con la distanza.

"Non è ma stato effettuato uno studio sull'invarianza di Lorentz nei Gamma Ray Burst, nel range del TeV, semplicemente perché non esistevano i dati fin'ora," spiega Tomislav Terzic dell'Università di Rijeka in Croazia.

I ricercatori non hanno trovato nessun indizio compatibile con una violazione dell'invarianza di Lorentz, dai dati analizzati la velocità della luce è sempre una costante universale. Questo non significa che non possano esserci violazioni ad energie più alte, ma in questo range energetico non si vedono eventuali effetti dovuti alla gravità quantistica.

Dopo oltre 100 anni dalla formulazione della Relatività Generale, si continua a testare la validità della teoria. Questo processo è fondamentale per due motivi: si migliorano le tecniche sperimentali, spingendo la precisione e la sensibilità degli strumenti a livelli mai raggiunti prima; si cercano i limiti della teoria e si spera in un indizio che possa guidarci nel vasto mondo della fisica teorica.

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