Gli americani non sanno distinguere un bot da una persona vera, dicono gli stessi american

Gli americani non sanno distinguere un bot da una persona vera, dicono gli stessi american
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La maggioranza dei cittadini statunitensi non sarebbe in grado di distinguere un account social gestito da un intelligenza artificiale, da un essere un umano in carne ed ossa. A dirlo una ricerca del Pew Research Center. Eppure il dato potrebbe non essere completamente corretto.

Solo il 47% degli americani, alla domanda "saresti in grado di identificare un bot", risponde positivamente. Il 34% non ha mai sentito parlare del fenomeno degli account gestiti da intelligenze artificiali, mentre solo il 16% ritiene di aver ricevuto molte informazioni su di essi.

In genere le generazioni più giovani sarebbero più consapevoli di quelle anziane, e gli uomini farebbero meglio delle donne. I dati sono riportati dal magazine The Verge, che sottolinea comunque che, al netto del campione di intervistati piuttosto ampio (4500 soggetti), il risultato dello studio andrebbe preso con le pinze: si tratta di un questionario dove i candidati sono stati chiamati a rispondere sulla base delle loro percezioni. Percezioni che potrebbero essere esagerate o sottostimate.

In secondo luogo, a prescindere da età, sesso e orientamento politico, gli statunitensi tendono a pensare che i social bot siano pericolosi, e agiscano seguendo finalità di disinformazione.

Anche in Italia abbiamo assistito ad un utilizzo sempre più massiccio dell'automatizzazione di account social, in alcuni casi grazie a botnet progettate per potenziare un messaggio politico, in altri episodi più spiacevoli gli account gestiti da bot sono stati utilizzati per sferrare violenti attacchi diffamatori: singolare la campagna d'odio e disinformazione che ha visto per bersaglio il debunker David Puente. Per numerose settimane chiunque scrivesse il suo nome su Twitter, nell'arco di pochi istanti, veniva contattato da un bot che accusava il giornalista di essere stato condannato per atti osceni in presenza di minori. Una balla colossale, ovviamente.

Ma i bot vengono usati quotidianamente anche per scopi legali, ad esempio ultimamente influencer, movimenti, onlus e aziende stanno facendo largo uso delle chat box: tool pensati per i servizi di messaggistica istantanea, soprattutto Messenger, in grado di agire da newsletter e fornire assistenza rapidamente. La differenza principale è che questi bot rendono chiaro di non essere umani, e agiscono per migliorare, e non peggiorare, la vita delle persone.

FONTE: The Verge
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