Google di nuovo nel mirino dell'Antitrust negli USA a causa del Play Store

Google di nuovo nel mirino dell'Antitrust negli USA a causa del Play Store
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Google sta continuando a ricevere duri colpi da parte degli USA, o meglio dei suoi stati federati: dopo la causa intentata a dicembre da una coalizione di 38 stati, ora il colosso di Mountain View sarebbe prossimo a doverne affrontare un’altra a causa del suo servizio per smartphone Play Store dedicato all’acquisto e download di app.

Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, la quale avrebbe ottenuto questa informazione da due fonti strettamente legate alla questione, verso febbraio/marzo potrebbe essere aperta un’ulteriore causa incentrata nello specifico sulle funzioni di ricerca e pubblicità del negozio di giochi e applicazioni di Big G. Le fonti hanno chiarito che l’indagine verrà svolta sulle norme sui contenuti di Google e all'uso obbligatorio di strumenti di pagamento di proprietà della stessa azienda, che richiedono una percentuale pari al 30% delle entrate in-app.

A guidare la causa dovrebbero essere i procuratori generali dello Utah, della Carolina del Nord e di New York, mentre altri stati federati eventualmente interessati a prendere parte alla indagine si potranno unire in seguito. Il vicepresidente di Android e Google Play Sameer Samat ha però affermato che la soluzione più semplice per i consumatori sarebbe quella di utilizzare un altro negozio di applicazioni: “La maggior parte dei dispositivi Android viene fornita con almeno due app store preinstallati e i consumatori possono installare app store aggiuntivi. Questa apertura significa che anche se uno sviluppatore e Google non sono d'accordo sui termini commerciali, lo sviluppatore può comunque distribuire sulla piattaforma Android”.

Intanto in casa Google si lavora anche contro le fake news sui vaccini: è infatti nato ufficialmente un fondo da 3 milioni di dollari dedicato alle testate e ai giornalisti che si occupano attivamente del debunking delle notizie dalla dubbia veridicità diffuse online.

FONTE: Reuters
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