Grandi navi a Venezia: quanto inquinano veramente le navi da crociera?

Grandi navi a Venezia: quanto inquinano veramente le navi da crociera?
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Si parla molto delle grandi navi, dopo che una crociera ha subito un'avaria a Venezia andando a collidere con una banchina. Ma sulle grandi navi non grava solo il problema del rischio di incidenti, accentuato dalla complessità delle manovre necessarie per farle attraccare. L'altra questione è quella ambientale. Quanto inquina una nave da crociera?

Il primo dato che ci interessa è quello dell'impatto complessivo delle navi sul clima globale, soprattutto per contestualizzare meglio l'ordine di grandezza del problema, senza sfociare in inutile sensazionalismo: secondo l'Organizzazione marittima internazionale nel 2007 le emissioni che vengono dalla navigazione (di tutte le imbarcazioni) incidevano solo per il 4-5% di CO2, con il rischio di schizzare in alto del 75% entro il 2020 in assenza di misure concrete per impedirlo. Ma quando si parla di navigazione, non c'è solo il problema della CO2.

Un ambiente come quello della Laguna di Venezia è estremamente delicato, e soprattutto, è piuttosto chiuso. Quindi messo da parte il dato globale è opportuno contestualizzarlo con le realtà interessate dal grosso del traffico delle crociere. Secondo la Federazione Europea per i trasporti e l'ambiente il Porto di Venezia è il più inquinato d'Italia.

Ovviamente in questo caso non pesa solo il traffico delle grandi navi, vanno anche considerate le navi commerciali che alimentano (l'ormai decadente) polo chimico-industriale di Marghera, o la centrale elettrica di Fusina, così come le imbarcazioni civili e per il trasporto pubblico, i così detti vaporetti.

Ma le grosse navi da crociera rimangono l'elefante nella cristalleria: il report della ong Transport & Enviroment "One corporation to pollute them all. Luxury cruise air emissions in Europe" stima che da sole le navi da crociera europee abbiano complessivamente emesso 62mila tonnellate di ossidi di zolfo, 155 mila tonnellate di ossidi di azoto, 10mila tonnellate di polveri sottili e altrettante di CO2. Questo solamente nel 2017. Il dato più inquietante è quello dell'inquinamento delle navi da crociera del gruppo Carnival Corporation, che avrebbero inquinato, da sole, quanto 260 milioni di automobili. La flotta di Carnival comprendeva solo 47 navi nel 2017, se ve lo steste chiedendo.

Venezia nel 2017 era la terza città europea più inquinata dal traffico delle navi di lusso, la prima in Italia.

Il problema principale non è dato semplicemente dalla navigazione, ma dalle emissioni generate dalle grandi navi quando sono attraccate. Hanno bisogno di tenere i motori perennemente accesi per alimentare i servizi a bordo: bar, piscine, negozi, casinò, tutto quello che hanno da offrire questi centri di piacere semoventi.

Molte ONG reputano le norme che regolano il tipo di carburante e tecnologie in uso per la navigazione eccessivamente datate, se paragonate con gli enormi passi avanti fatti su altri settori come trasporto via gomma e aereo. Il migliore carburante in uso per la navigazione ha una concentrazione di zolfo pari allo 0.1%. Troppo, contando che per le auto si scende allo 0.001%.

Morale? "Nelle città portuali più piccole, come Civitavecchia o Venezia, le navi da crociera emettono più NOx del totale della flotta locale di autovetture", aveva concluso il report.

D'altra parte sarebbe immaturo ignorare che le navi da crociera generano quasi 500 milioni di euro di indotto a Venezia, per non contare delle decine di migliaia di posti di lavoro creati direttamente o indirettamente. Non c'è nessuna soluzione da bacchetta magica, anzi. Far sparire dall'oggi all'indomani le navi da crociera significa mandare in bancarotta la città e sul lastrico migliaia di famiglie. Quindi, che fare?

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