Guardi un sito porno? Google e Facebook lo sanno, anche se lo visiti in incognito

Guardi un sito porno? Google e Facebook lo sanno, anche se lo visiti in incognito
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Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell'Università della Pennsylvania insieme a Microsoft e Carnegie Mellon, ha portato alla scoperta di uno strumento di tracking battezzato webXray presente su 22.484 siti di pornografia, che ha lo scopo di riportare a terzi i dati ottenuti.

Nel documento, pubblicato dal New York Times, i ricercatori sottolineano che "il monitoraggio è endemico sui siti web di pornografia: abbiamo rilevato che il 93% delle pagine cede i dati dell'utente a terzi".

Dai dati scansionati è emerso che nel Marzo del 2018 Google e le sue società affiliate avevano inserito un proprio tracker sul 74% degli siti web, contro il 24% di Oracle ed il 10% di Facebook. L'aspetto interessante è dato dal fatto che gli strumenti di tracking entrano in funzione anche se i siti vengono visitati in modalità incognito, che pur non memorizzando i dati degli utenti nella cronologia, li invia alle società di terze parti.

Nel rapporto i ricercatori si soffermano sulla natura sensibile dei dati, e si dicono preoccupati al punto da definire il meccanismo "simile alla vendita online". Elena Marris, una delle principali autrici dello studio, ha anche posto l'accento sul fatto che solo il 17% dei siti che offrono contenuti pornografici sono crittografati.

Facebook e Google, dal loro canto hanno affermato che non utilizzano le informazioni raccolte sui siti pornografici per scopi di marketing, ed un portavoce del motore di ricerca al Business Insider ha specificato che "non autorizziamo pubblicità Google Ads su siti web con contenuti per adulti e proibiamo la pubblicità personalizzata e i profili pubblicitari basati sugli interessi sessuali di un utente o su attività correlate online. Inoltre, i tag per i nostri servizi pubblicitari non sono mai autorizzati a trasmettere informazioni personali a Google". Dello stesso avviso anche Facebook, che tramite un rappresentante ha sottolineato che la policy aziendale vieta ai siti di sesso di utilizzare i propri strumenti di monitoraggio per scopi pubblicitari o commerciali. Da Oracle invece non sono arrivati commenti.

FONTE: BI
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