Hacker di Twitter si rivelano al NYT: sono giovani, uno vive con la mamma

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L'attacco hacker subito da Twitter qualche giorno fa, che ha visto persino l'accesso ai sistemi interni e la pubblicazione di una truffa legata ai Bitcoin su circa 45 profili, tra cui quelli di personaggi di spicco di vari mondi, torna a far parlare di sé per via di una rivelazione del New York Times.

Infatti, stando a un articolo pubblicato sul noto quotidiano statunitense e come riportato anche da KrebsonSecurity, dietro quello definito da molti come "il più grande attacco hacker della storia di Twitter" ci sarebbero dei giovani. Infatti, il New York Times afferma di essere stato contattato da alcune persone legate all'attacco, che avrebbero presentato delle prove (log, screenshot e sembra anche chat e registrazioni di chiamate su Discord) relative al loro coinvolgimento.

In particolare, il New York Times ha intervistato quattro persone, un gruppo di ragazzi. Stando a quanto riportato dal quotidiano statunitense, uno di loro avrebbe dichiarato di vivere con la mamma. In ogni caso, alcuni membri di questo gruppo di persone, riunitesi online a quanto pare per hackerare profili poco conosciuti ma con dei nickname di un certo tipo (ad esempio, quelli con una singola lettera), hanno iniziato ad "attaccare" anche account molto più popolari, come appunto quelli di Elon Musk e degli altri personaggi di spicco coinvolti.

I ragazzi intervistati dal NYT hanno affermato di essersi fermati quando alcuni utenti, tra cui un hacker conosciuto con il nome di "Kirk", hanno iniziato ad attaccare anche profili di personaggi di una certa caratura. Infatti, a quanto pare la loro intenzione iniziale era quella di ottenere i profili con nickname "semplici" (es. "b"), registrati magari nel primo periodo di vita del social network e dunque facilmente rivendibili tramite metodi illegali.

Insomma, sembra che, al contrario di quanto inizialmente sospettato, non ci siano i russi dietro a questo attacco hacker. In ogni caso, non è ancora tutto risolto, in quanto non è ben chiaro come questo "Kirk" e le altre persone coinvolte siano effettivamente riuscite ad entrare nei sistemi interni di Twitter. Inoltre, la storia è ancora un po' confusa, anche se le prove fornite al Times sembrano includere anche i codici relativi alle transazioni in Bitcoin.

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