Hayabusa 2: il rientro dei campioni dell'asteroide Ryugu è stato un successo

Hayabusa 2: il rientro dei campioni dell'asteroide Ryugu è stato un successo
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La sonda automatica Hayabusa-2, sviluppata dall'Agenzia Spaziale Giapponese con lo scopo di raggiungere l'asteroide 162173 Ryugu e prelevare campioni da riportare sulla Terra, ha completato definitivamente la sua missione, rientrando con successo nel deserto australiano.

Stando a quanto riferito stesso dalla JAXA, la capsula è stata recuperata con successo nella serata italiana del 5 dicembre, dopo le ore 20:00. Il sito di atterraggio - come previsto - era la "Zona Proibita di Woomera", una vasta zona militare situata al centro dell'Australia meridionale, in pieno deserto.

Le operazioni di recupero che si stanno avvicendando in queste ore segnano la definitiva conclusione della missione, dopo oltre sei anni di viaggio e più di 5 miliardi di chilometri percorsi.

Il veicolo predecessore di Hayabusa 2 è stato il primo a trasportare a casa campioni di roccia spaziale, consegnando pezzi dell'asteroide "Itokawa", nel lontano 2010. Hayabusa 1 però, in quell'occasione riuscì a restituire appena 1 milligrammo di campioni. Il carico di Hayabusa 2, secondo le stime, supera invece ampiamente i 100mg.

Il recupero di questi materiali spaziali è fondamentale per scoprire molto di più sull'origine della vita nel nostro Sistema Solare, ma anche per conoscere meglio gli asteroidi nel loro complesso e imparare a difenderci meglio qualora uno di loro possa rivelarsi pericoloso. I ricercatori di tutto il mondo hanno già diversi campioni "asteroidali" da studiare, caduti sul nostro pianeta nel corso di milioni di anni, ma la purezza del materiale raccolto da Hayabusa 2 su Ryugu è un importante punto di forza, non essendo stati alterati dal rientro atmosferico.

"I materiali che hanno formato la Terra, i suoi oceani e la vita erano presenti nella nube primordiale da cui si è formato il nostro sistema solare. Nei primi attimi di vita del sistema, questi materiali erano in contatto e in grado di interagire chimicamente. Queste interazioni sono conservate anche oggi nei corpi primitivi come Ryugu, quindi l'analisi dei campioni chiarirà le origini e l'evoluzione del sistema solare", ha riferito l'agenzia spaziale giapponese in un comunicato stampa.

Una missione con la modalità molto simile è stata OSIRIS-Rex, che ha raccolto materiali dall'asteroide Bennu e che tornerà sulla Terra nel settembre 2023.

FONTE: Spacenews
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