Houdini: ecco il lato oscuro che celava l'illusionista più celebre di tutti i tempi

Houdini: ecco il lato oscuro che celava l'illusionista più celebre di tutti i tempi
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La vita di Houdini è stato un continuo susseguirsi di vicissitudini, piacevoli e non, che ne hanno formato il carattere fino a renderlo il più grande uomo di spettacolo dei suoi tempi. Tuttavia, non tutto era rose e fiori. Vediamo, quindi, quali sono stati gli eventi che hanno messo in luce il lato più oscuro di quest'uomo.

Partendo dall'infanzia, si può subito notare come la vita del piccolo Erik Weisz (il vero nome di Houdini), dato alla luce nel 1874, non fosse stata assolutamente facile.

Nato al centro di una numerosa famiglia di origini ebraiche e austro-ungheresi, Houdini venne portato dai suoi genitori, alla sola età di 4 anni, negli Stati Uniti. Lì vi fu il primo cambiamento per assimilarsi nella cultura americana: il nome, da "Erik Weisz", divenne Ehrich Weiss.

Giunti nel Winsconsin, in un primo momento, il padre riuscì a trovare un lavoro come rabbino ad Appleton. Tuttavia, questa situazione di stabilità economica non durò molto e presto tutta la famiglia di 9 membri si ritrovò in assoluta povertà come gran parte degli immigrati europei in cerca del "sogno americano".

In una situazione del genere, chiaramente tutti i figli si ritrovarono a lavorare in giovanissima età. Per esempio, Ehrich Weiss debuttò come trapezista in un circo a soli 9 anni.

Il motivo per cui si unì ad una compagnia circense è abbastanza drammatico: il fratello di 12 anni era da poco morto per tubercolosi e Houdini sentì il bisogno di fuggire da una situazione familiare opprimente.

Si può dire che quella fu la sua prima fuga da una situazione difficile. Da quel momento, prima si fece conoscere come "Ehrich, il principe dell'aria". Successivamente, ispirato dal mago francese Jean-Eugène-Robert Houdin, nel 1890, decise di cambiare, per l'ultima volta, il suo nome e "americanizzarlo": nacque, così, Harry Houdini.

Ai suoi primi esordi come mago, non ebbe molto successo. Tuttavia, questo non lo fermò e, nel 1894, arrivò a conoscere la sua futura moglie ed assistente, Wilhelmina Beatrice "Bess" Rahner. I due, per altri cinque anni, continuarono a girare per il paese con poche monete nelle tasche e una forte speranza di trovare un'occasione.

L'attesa, con loro grande gioia, non fu vana. Nel 1899 il manager Martin Beck vide per la prima volta il numero di Houdini con le manette e, da quel momento in poi, lo seguì suggerendogli di persistere nell'escapologia.

La folla di ammiratori, all'inizio del drammatico XX secolo, aumentò a dismisura, alimentando "la follia" del carattere di quello che era diventato l'illusionista più celebre di tutti i tempi. Ad ogni spettacolo si spingeva sempre più oltre e tutti lo acclamavano.

Questo successo, però, lo cambiò radicalmente. Quello che era un piccolo bambino un po' bizzarro si trasformò in un uomo con costanti manie di controllo, un ego sproporzionato e una violenza feroce contro tutti i suoi possibili competitor.

Uno dei casi più celebri prese luogo a Parigi, quando ingaggiò 7 uomini pelati sulle cui teste fece marcare per molto tempo le lettere del suo nome e, ad ogni spettacolo nei caffè parigini, li costringeva a piegarsi per mostrarlo al pubblico.

Persino la sua morte fu degna del personaggio che aveva creato. Nel 1926, diede il permesso ad un suo studente di tirargli, il più forte possibile, un pungo nello stomaco. Questa scelta non fu molto saggia, perché il colpo gli distrusse l'appendicite, provocandogli nei giorni successivi una forte febbre e, successivamente, la peritonite, per la quale morirà.

Tuttavia, nonostante si trovasse in uno stato fisico di assoluto dolore, lui continuò, fino all'ultimo, ad offrire al mondo uno spettacolo mozzafiato. Chissà...forse la Disney, nel nuovo film che girerà in merito a questo personaggio, saprà dare valore a tutte le sue sfaccettature.

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