Huawei e 5G in Brasile, gli USA si oppongono e minacciano conseguenze

Huawei e 5G in Brasile, gli USA si oppongono e minacciano conseguenze
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Gli Stati Uniti continuano la campagna contro Huawei: dopo aver prolungato il ban e messo l’Inghilterra sotto pressione, ora l’ambasciatore americano Todd Chapman ha comunicato al governo brasiliano che se continuerà a installare le infrastrutture Huawei per il 5G, dovrà “affrontare le conseguenze”.

Nonostante sia un alleato di Donald Trump e un non-simpatizzante della Cina, attualmente Jair Bolsonaro sta continuando ad affidarsi all’equipaggiamento prodotto da Huawei per offrire il 5G ai cittadini brasiliani. Il colosso cinese aveva già avvertito il governo brasiliano che se dovesse decidere tutt’un tratto di seguire i consigli statunitensi, allora dovranno spendere quantità importanti di denaro per sostituire le tecnologie già installate, un processo che richiederebbe anche diversi anni.

Todd Chapman ha commentato anche questa situazione affermando che gli USA hanno creato un’agenzia indipendente chiamata U.S. International Development Finance Corporation, con un fondo di 60 miliardi di dollari pronto per essere messo a disposizione per progetti di sviluppo privati. Questi finanziamenti servono proprio per ridurre l’influenza cinese nel mondo, aiutando le compagnie ma obbligandole ad acquistare le tecnologie d’interesse da fornitori affidabili.

Le conseguenze di cui ha parlato Chapman con ogni probabilità saranno ripercussioni politico-economiche, o comunque un’incrinatura dei rapporti tra le due nazioni, motivate dalle solite ragioni: favoreggiamento della violazione dei diritti umani e mancato rispetto della proprietà intellettuale.

Insomma, il Brasile si trova tra due fuochi: rimanere un paese arretrato ed economicamente fragile mantenendo però l’alleato statunitense, oppure cercare la crescita affidandosi ai cinesi ma “affrontando le conseguenze” di tale scelta.

Nel caso britannico le pressioni statunitensi hanno avuto successo, portando al ban di Huawei nel Regno Unito. Ma non è mancata la risposta ufficiale del colosso di Shenzhen.

FONTE: Gizchina
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