I bambini e la tecnologia: ecco cosa ne pensa la Silicon Valley

I bambini e la tecnologia: ecco cosa ne pensa la Silicon Valley
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La Silicon Valley è il luogo dedicato alla tecnologia per eccellenza, la meta turistica che qualunque appassionato del settore vuole visitare un giorno. Ma qual è la posizione degli imprenditori della zona in merito ai bambini e alla loro continua esposizione alla tecnologia attraverso smartphone e social network? Scopriamolo assieme.

Ebbene, ci hanno pensato i colleghi del New York Times ad analizzare per bene la situazione, con un articolo pubblicato oggi. In quest'ultimo, si parla del fatto che spesso chi conosce al meglio la tecnologia tende a farla evitare il più possibile ai propri bambini. Azione che potrebbe sembrare un controsenso, ma che in realtà fa riflettere.

In particolare, nell'articolo si fa riferimento al fatto che i vantaggi in ambito di apprendimento legati all'utilizzo di uno smartphone sono esagerati e possono comportare importanti rischi di dipendenza che vanno a compromettere la crescita di un bambino. Successivamente, il pezzo descrive le situazioni di diversi esponenti della Silicon Valley.

Troviamo la ricercatrice di social computing Kristin Stetcher e suo marito, nonché ingegnere di Facebook, Rushabh Doshi, che hanno deciso di non far proprio utilizzare in casa degli schermi alle loro bambine di 3 e 5 anni. Infatti, gli unici momenti in cui è consentita una cosa del genere è durante un lungo viaggio in macchina o in aereo oppure nel venerdì sera, in cui la famiglia guarda assieme un film.

Contrari all'utilizzo di dispositivi elettronici da parte dei propri bambini anche Hunter Walk, venture capitalist che per anni ha lavorato per YouTube e Google, e Athena Chavarria, ex assistente esecutivo e ora braccio filantropico di Mark Zuckerberg. In particolare, quest'ultima ha una posizione piuttosto chiara: "Sono convinta che il diavolo viva nei nostri telefoni e stia devastando i nostri figli".

Della stessa opinione anche Chris Anderson, amministratore delegato di una nota compagnia di robotica e droni ed ex redattore di Wired, che ha dichiarato in merito: "Nella scala tra caramelle e cocaina, (l'uso di smartphone, ndr) è più vicino alla cocaina. [...] (Noi del settore, ndr) Pensavamo di poterlo controllare. [...] Questo è oltre il nostro potere di controllo. [...] Va ad agire direttamente nei centri di piacere di un cervello in via di sviluppo. Questo è oltre la nostra capacità di genitori normali di comprendere".

Tim Cook, CEO di Apple, ha invece fatto sapere all'inizio di quest'anno che non intende lasciare a suo nipote di iscriversi ai social network. Bill Gates invece, storico CEO di Microsoft, ha dichiarato di non aver lasciato utilizzare gli smartphone ai suoi figli fino a quando non sono diventati adolescenti. Steve Jobs ha espresso in diversi casi la sua volontà di mantenere i bambini lontani dagli iPad.

Nell'ultimo anno, però, la Silicon Valley sembra essersi accorta in massa di questo problema, con sempre più personaggi di spicco che dichiarano che i dispositivi elettronici non devono essere utilizzati dai bambini. Tra queste, troviamo John Lilly, ex CEO di Mozilla, che ha dichiarato di star spiegando a suo figlio che qualcuno ha scritto un codice per farlo divertire e per fargli spendere soldi.

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