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I cybercriminali abbandonano il bitcoin: è troppo instabile

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Quello del bitcoin, chiaramente, è un mercato altamente speculativo, al punto che il suo trend è descritto come una vera e propria montagna russa fatta di alti (altissimi) e bassi. A farne le spese sono anche i cybercriminali che, stando ad uno studio, hanno smesso di utilizzare la valuta come punto di riferimento per le estorsioni.

Stando ad un report di Proofpoint gli sviluppatori di malware di tipo ransomware, ossia quelli che bloccano la maggior parte delle funzioni del PC infettato (ad esempio la possibilità di navigare su internet) e ne criptano il contenuto –facendo perdere alla vittima documenti personali o, nel peggiore dei casi, mesi di lavoro, database aziendali e via dicendo– stanno smettendo di utilizzare i bitcoin come parametro di riferimento per i prezzi delle estorsioni.

Leggendo il report apprendiamo come ci sia un calo del 73% nell'utilizzo della valuta. Così, se una volta dopo il sequestro del computer normalmente ci compariva una richiesta di 0.03BTC o giù di lì, ora a suon di sonore sberle da parte dell'estremamente instabile mercato dei Bitcoin (che ha recentemente perso il 40% rispetto ai valori di Dicembre) i criminali si sono convinti a ritornare ad utilizzare il dollaro per esprimere la cifra da pagare, salvo, comunque, chiedere il pagamento nell'equivalente in Bitcoin.

Anche questo è un segno della crisi della valuta, anche se, secondo alcuni esperti, si tratterebbe di una fase assolutamente transitoria.

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