I ricercatori di Oxford e Stanford hanno pubblicato un manifesto per riformare Facebook

I ricercatori di Oxford e Stanford hanno pubblicato un manifesto per riformare Facebook
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Un gruppo di accademici dell'Università di Oxford e di quella di Stanford ha pubblicato un vero e proprio manifesto, dove si leggono nove raccomandazioni che Mark Zuckerberg dovrebbe seguire per riformare Facebook. "Siamo preoccupati per l'impatto di Facebook su democrazia e libertà di parola".

Per gli accademici le decisioni dei dirigenti di una azienda privata come Facebook oggi hanno un notevole impatto politico, sociale e culturale in tutto il mondo. "Un piccolo aggiornamento all'algoritmo dietro al News Feed, o alle policy dei contenuti, possono avere un impatto più rapido e vasto di quello apportato dalle leggi di una nazione".

Così arriviamo ai nove punti

  1. Rendere più precisi i community standard sull'hate speech: oggi Facebook rimuove contenuti in modo erratico, e spesso bannando parole specifiche senza valutare il contesto in cui sono inserite.
  2. Assumere più revisori di contenuti: "il problema è tanto la quantità che la qualità", si legge nel report. Per i ricercatori servono più moderatori umani, in grado, appunto, di leggere un contesto e apprendere quando c'è veramente qualcosa che non va. Le AI non ne sono ancora in grado, e forse non lo saranno per molto tempo.
  3. Facebook non è trasparente quando si tratta di prendere decisioni che hanno un impatto sulla sua piattaforma, e sul modo in cui viene vissuta dai suoi utenti. L'azienda deve pubblicare più dettagli sulle sue procedure decisionali.
  4. Rafforzare le modalità con cui un utente può fare appello contro un provvedimento che ritiene errato o ingiusto.
  5. Dare agli utenti potere di controllo sul news feed, addirittura con la possibilità di disabilitare completamente l'algoritmo della piattaforma, e tornare ad una semplice priorità di visualizzazione dei contenuti basata sulla loro data di pubblicazione.
  6. Ma gli accademici vogliono che Facebook individui delle fonti autorevoli, tra media e fact-checker, in ogni nazione e regione con il compito di contrastare la disinformazione
  7. Più audizioni e occasioni di confronto su temi come privacy, bias degli algoritmi e diversità
  8. Creare un gruppo di esperti della società civile che coadiuvi il social nel gestire le questioni più sensibili e possa bilanciare le decisioni dell'azienda nell'interesse pubblico.
  9. Creare una autorità, anche questa composta da membri esterni all'azienda, che dia maggiori garanzie agli utenti quando si tratta di fare appello contro i provvedimenti —ban e censura, ad esempio— del social. Ma non solo, che possa anche intervenire contro i cambi di policy inadeguati, sempre nell'interesse generale degli utenti della piattaforma.

L'intero manifesto a questo link.

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