Immuni non ha più segreti: su GitHub i primi screenshot e dettagli sulla raccolta dati

Immuni non ha più segreti: su GitHub i primi screenshot e dettagli sulla raccolta dati
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Si avvicina ulteriormente il lancio dell'app Immuni per il contact tracing del Coronavirus, che è in ritardo rispetto alla tabella di marcia iniziale. Come riportato da RaiNews, infatti, gli sviluppatori hanno pubblicato su GitHub una serie di screenshot ed un documento di alto livello che spiega in maniera analitica il funzionamento del client.

Nella repository dedicata infatti è disponibile un readme battezzato "Immuni's High-Level Description", firmato dal CEO e co-founder di Bending Spoons, Luca Ferrari, che spiega come funzionerà l'applicazione una volta installata sui dispositivi.

La società sviluppatrice spiega ancora una volta che Immuni si baserà sulla tecnologia Bluetooth LE e non sul GPS, e non raccoglie in alcun modo i dati personali degli utenti, come previsto dalle API di Google ed Apple per iOS ed Android, su cui si basa. "Una volta installata e configurata su un dispositivo, l'app genera una chiave temporanea che cambia quotidianamente. L'app inizia anche a trasmettere un segnale Bluetooth Low Energy, che contiene un identificatore di prossimità mobile, che viene generato dalla chiave temporanea. Quando un altro dispositivo su cui è installata l'app riceve il segnale, registrerà l'identificatore di prossimità localmente, sulla memoria. Se uno degli utenti risulta positivo al Sars-CoV-2, seguendo il protocollo definito dal Servizio Sanitario Nazionale, avrà la possibilità di caricare sul server di immuni le chiavi di esposizione" si legge nel primo stralcio del documento, che spiega come avverrà il tracciamento dei contatti.

A coloro che risultano essere entrati in contatto con persone positive al Coronavirus sarà inviata una notifica contenente anche "consigli su cosa fare". Ad esempio sarà chiesto di isolarsi e di mettersi in contatto con il SSN.

Basandosi sul Bluetooth LE, "la stima della distanza è soggetta ad errori, in quanto il segnale dipende da fattori come l'orientamento dei due dispositivi l'uno rispetto agli altri e gli ostacoli tra di essi". E' chiaro però che più larga è l'esposizione e più vicino è il contatto, maggiore è il rischio che si verifichi la trasmissione del virus. "Un contatto che dura solo un paio di minuti a diversi metri di distanza sarà considerato a basso rischio. Tale modello però potrebbe evolversi man mano che saranno disponibili ulteriori informazioni sul virus" sottolineano gli sviluppatori.

"Per essere sicuri che solo gli utenti che sono effettivamente risultati positivi per SARS-CoV-2 carichino le proprie chiavi sul server, la procedura di upload può essere eseguita solo con la collaborazione con un operatore sanitario autenticato, che chiederà all'utente di fornire un codice generato dall'app per inserirlo in uno strumento di back-office", in questo modo si eviteranno possibili scherzi o falsi positivi che, come già messo in preventivo da molti, potrebbero seminare il panico tra le persone. "Il caricamento dei dati ha esito positivo solo se il codice generato dall'app corrisponde a quello inserito nel sistema dell'operatore sanitario".

I dati caricati sul server saranno pochi ed includono il giorno in cui si è stati a contatto con una persona positiva, la durata dell'esposizione e l'attenuazione del segnale (che servirà per calcolare i metri). Tra i dati "personali" figura anche la provincia di residenza, che servirà al Ministero della Salute per calcolare l'indice di contagiosità ed il tasso di rischio.

Come previsto dal decreto del Ministero della Giustizia, i dati saranno cancellati sia dai server che dai dispositivi il 31 Dicembre 2020.

A livello di supporto, l'app Immuni sarà compatibile con iOS 13.5 e successivi, ed i dispositivi Android con Google Play Services alla versione 20.18.13 e superiori.

FONTE: Rainews
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