Incredibile studio rivela il "vero colore dei dinosauri": questa è la Dinosaur-Art!

Incredibile studio rivela il 'vero colore dei dinosauri': questa è la Dinosaur-Art!
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I dinosauri sono tra le creature più stupefacenti che abbiano vissuto sulla Terra. Dal piccolo Compsognathus al titanico Argentinosaurus, questi animali non smettono di destare un fascino senza tempo, persino nell’ipertecnologico mondo odierno. È proprio grazie a queste innovazioni che ora conosciamo il vero colore dei dinosauri.

Fino a pochi decenni fa, ai dinosauri erano associati unicamente manti irti di scaglie e propaggini callose, ma, grazie a decine di studi, la comunità scientifica ipotizza che molte specie sfoggiassero piume dai colori accessi a comporre livree variopinte.

Eppure una domanda sorge spontanea, dopo milioni di anni dall’estinzione di queste straordinarie creature, avvenuta a causa di Chicxulub lo sterminatore dei dinosauri, come possiamo conoscerne il colore?

Per rispondere possiamo avvalerci delle ricerche effettuate da Jakob Vinther, professore di macroevoluzione all'Università di Bristol nel Regno Unito. Agli albori delle prime scoperte di piume fossilizzate ascrivibili a dinosauri, i ricercatori verificarono la presenza di microstrutture tondeggianti ritenute batteri. Studiando l’inchiostro fossile negli antenati di calamari e polpi, Vinther notò una somiglianza con quelle presenti nelle piume fossilizzate e comprese che tali strutture erano più complesse di semplici agglomerati di batteri fossilizzati.

Analizzando l’inchiostro dei calamari odierni al microscopio si noteranno strutture dalla forma sferica identiche a quelle presenti nell’inchiostro fossile. Tali strutture sono melanosomi, granuli contenuti all'interno di un tipo cellulare, noto come melanocita. La caratteristica distintiva di questi granuli è quella di contenere un pigmento, la melanina, responsabile della colorazione di pelo, pelle, piume e bulbi oculari nel regno animale.

Grazie alle sue ricerche, Vinther ha dimostrato che le strutture presenti nelle piume fossili fossero proprio melanosomi. L’evidenza ha rappresentato una vera e proprio rivoluzione, in quanto non era ritenuto possibile che i pigmenti potessero resistere alla fossilizzazione. Le ricerche di Vinther, e di pionieri come lui, hanno permesso di appurare non solo la resistenza dei pigmenti, ma anche la possibilità di sfruttarli per risalire al vero colore delle specie estinte.

Ciò è reso possibile dallo studio dell’eco-struttura della melanina, la quale, assumendo una vasta gamma di conformazioni, permette di esprimere un ampio ventaglio di colorazioni. In quest’ottica, melanosomi di grandi proporzioni corrispondono a pigmenti grigi o bluastri, mentre quelli oblunghi e stretti, piatti o cavi manifestano una forma di iridescenza.

Secondo quanto afferma Vinther, tale effetto "è generato ordinando la melanina in un modo specifico all'interno della piuma, per creare strutture che possano interagire in modo specifico con la luce". Sulla base di tale analisi, riportiamo esempi delle colorazioni di alcune specie di dinosauri.

L'Anchiornis, simile a un picchio, presentava una livrea costituita da ali bianche e nere con una cresta rossa alla sommità del capo. Lo Sinosauropteryx, teropode di piccole dimensioni, presentava una colorazione facciale simile alla “maschera da bandito” di un procione. Caratteristica interessante di questo piccolo predatore era una forma di mimetismo, dovuta alla disposizione della sua colorazione. Aumentando di dimensioni, troviamo Borealopelta, un anchilosauro corazzato, dalla colorazione accesa e ad alto contrasto.

Analizzando i melanosomi è possibile risalire alla colorazione anche di dinosauri dalla ben nota fama. I dromaeosauridi, parenti dei velociraptor, erano ricoperti di un fitto piumaggio, similmente agli uccelli e possedevano una colorazione iridescente molto simile a colibrì e pavoni.

L’identificazione della colorazione non è, di certo, solo un indicatore estetico, in quanto conoscere la composizione del manto è un fattore importante nell’identificazione dell’habitat. Manti dal contrasto accentuato sulla porzione alta del corpo indicano che l’animale prediligeva vasti ambienti aperti, mentre colorazioni dalla forte ombreggiatura e localizzate sulla parte inferiore del corpo, indicano un ambiente boschivo.

E se siete amanti dei dinosauri, vi interesserà conoscere la storia del dinosauro dal teschio di ghiaccio scoperto in Groenlandia.

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