L'inquinamento riduce le dimensioni del cervello, ecco gli ultimi studi

L'inquinamento riduce le dimensioni del cervello, ecco gli ultimi studi
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Due studi recenti condotti dalla University of Southern California e pubblicati nelle riviste scientifiche Environment International e Neurology hanno cercato di comprendere gli effetti dell’inquinamento, in particolare del particolato, sul cervello, e come contrastarli con successo. Ecco quali sono i rispettivi risultati.

La prima ricerca è la più preoccupante: le particelle PM2.5 (particolato fine con diametro inferiore ai 2,5 µm) possono alterare le dimensioni del cervello di un bambino, aumentando la possibilità che durante l’adolescenza manifesti problemi cognitivi ed emotivi.

Come ha affermato la leader del team di ricercatori Megan Herting, “a questa giovane età i neuroni nel cervello dei bambini si stanno espandendo a un ritmo incredibile cercando di creare percorsi efficienti. Se questi percorsi sono alterati dall’esposizione a PM2.5, e dunque diverse parti del cervello maturano a ritmi diversi, ecco che possono manifestarsi problemi.”

Lo studio è stato condotto analizzando le immagini dei cervelli di 11.000 bambini tra i 9 e i 10 anni ottenute mediante risonanza magnetica, confrontando quelli più esposti a PM2.5 con quelli meno esposti e notando differenze nelle aree associate con l’emozione (più grandi nei bambini più esposti) e in quelle associate alle funzioni cognitive (più piccole).

La seconda ricerca ha mostrato però che, nel caso delle donne tra 65 e 80 anni, è possibile proteggere il cervello delle persone residenti in aree più inquinate con una dieta a base di pesce. Gli scienziati hanno infatti scoperto che gli acidi grassi omega-3 possono prevenire un restringimento più rapido del cervello a causa del PM2.5.

In particolare, uno dei professori partecipanti allo studio Jiu-Chiuan Chen ha dichiarato che “le donne con livelli più alti di omega-3 nel sangue hanno un volume maggiore di materia bianca nel loro cervello”. Solitamente la perdita di materia bianca è un indicatore precoce della malattia di Alzheimer.

Altri studi recenti sul cervello hanno dimostrato che l’amigdala di chi soffre di depressione e disturbi d’ansia allo stesso tempo cresce, riducendo gli effetti negativi della depressione sul cervello del 3%, o ancora, dei ricercatori hanno ripreso per la prima volta l'eliminazione di un neurone morto da parte del cervello.

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