Gli insetti pattinatori marini capaci di sopravvivere al mare aperto ed ai suoi pericoli

Gli insetti pattinatori marini capaci di sopravvivere al mare aperto ed ai suoi pericoli
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Uno studio mette in luce le incredibili abilità che possiedono dei piccoli insetti che vivono sul pelo dell’acqua costretti, ogni giorno, a confrontarsi con un ambiente per loro estremamente ostile e avverso.

Gli scienziati hanno studiato due specie del genere Halobates (Halobates hayanus e Halobates germanus), i cosiddetti insetti pattinatori marini, attratti dalle loro abilità idrofobiche. La loro speranza è, prendendo spunto dalla natura, di poter costruire materiali capaci, come questi insetti, di essere repellenti all'acqua. Queste creature, infatti, sono famose perché si muovono sul pelo dell’acqua e, per la precisione, sull'interfaccia tra aria e acqua. Alcune specie riescono, addirittura, a passare tutta la loro esistenza a centinaia di miglia dalla costa più vicina. Inutile dire che la vita in mare aperto, per questi piccoli insetti, è estremamente dura ed i pericoli possono provenire sia da sott'acqua (questi animali fanno gola a molti pesci!), sia dal cielo (anche gli uccelli li trovano saporiti). E come se tutto questo non bastasse, questi insetti devono anche stare attenti alle radiazioni ultraviolette provenienti dal sole, dalle condizioni meteorologiche avverse (pioggia e vento) e dalle onde marine che rischiano di sommergerli.

Per fortuna, però, la natura ha aiutato questi animali ed un gruppo di scienziati, che ha pubblicato il suo lavoro su Scientific Report, ha cercato di svelare quali tecniche e abilità utilizzano questi insetti per sopravvivere. Per farlo hanno usato tecniche di videografia ultraveloce e tecniche di microscopia: in questo modo hanno svelato alcuni segreti di sopravvivenza di questi animali. Per prima cosa hanno osservato i peli di cui sono ricoperti questi insetti, notando che una sostanza cerosa li ricopriva. Le sostanze cerose sono idrofobiche e tengono asciutto l’insetto tanto che, se l’animale dovesse avere addosso una gocciolina di pioggia, grazie a queste cere basta una scrollata per tornare asciutto. La modificazione evolutiva più sorprendente, però, riguarda i peli.

Alcuni terminano, infatti, con un peduncolo, una zona più larga ed esterna al corpo dell’animale. Questi peduncoli, uno vicino all’altro, fanno sì che, se l’animale dovesse finire sott’acqua, si formi intorno al suo corpo una bolla d’aria che lo mantiene in vita e lo riporta in superficie. Non solo. Si è anche scoperto che meno del 5% della superficie delle zampette è a contatto con l’acqua e questo gli permette di avere una accelerazione di circa 400 metri al secondo quadro. Questo studio, ci dicono gli scienziati, potrebbe essere la base per creare nuovi materiale idrofobici e con un basso attrito tra il materiale stesso e l’acqua.

FONTE: IFLscience
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