Instagram cambia l'algoritmo dopo le accuse di censura sui contenuti pro Palestina

Instagram cambia l'algoritmo dopo le accuse di censura sui contenuti pro Palestina
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Instagram recentemente ha ricevuto molte accuse da un gruppo di dipendenti a causa del fatto che i contenuti pro Palestina non risultavano visualizzabili a molti utenti, specialmente durante il conflitto con le forze israeliane a Gaza. Il problema, a quanto pare, era da trovarsi nell’algoritmo del social network, ora modificato dagli sviluppatori.

Come ripreso da The Verge e BuzzFeed News, i dipendenti di casa Facebook Inc. hanno criticato come l’algoritmo dia la priorità ai contenuti originali mostrandoli per primi rispetto a quelli ripostati dall’utenza. Durante il conflitto a Gaza, ciò significava che la piattaforma rendeva molto più complesso condividere e amplificare la portata dei contenuti proposti da realtà e gruppi marginalizzati in toto. Ovviamente, i dipendenti non hanno ritenuto questa censura “deliberata” da parte di Facebook e Instagram, dato che l’idea di questo algoritmo è quella di promuovere la creazione di video e foto originali da parte dell’utenza.

Dalla singola osservazione riguardo i contenuti pro Palestina, quindi, l’attenzione è stata spostata verso la moderazione dei post su larga scala. A The Verge un portavoce di Facebook ha dichiarato, infatti, che il discorso “vale per qualsiasi post che viene ricondiviso nelle storie, non importa di cosa si tratta”.

Anche Adam Mosseri, a capo della divisione addetta a Instagram, a inizio maggio aveva lanciato un primo segnale riguardo l’impossibilità di diffondere adeguatamente i contenuti relativi alla Palestina, definita da lui stesso un “bug tecnico”. Ora, però, con il cambiamento del codice le storie originali e quelle postate nuovamente verranno trattate allo stesso modo dal social.

Intanto Instagram sarebbe all’opera per pagare gli utenti che producono più Reels, nel tentativo di surclassare definitivamente TikTok. O ancora, recentemente la piattaforma ha preso un provvedimento a favore del movimento LGBTQ.

FONTE: The Verge
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